Commenti alle sentenze

La presente sezione è dedicata a una breve disamina delle più recenti e interessanti pronunce giurisprudenziali, in particolare sentenze della Corte di Cassazione, Corte Costituzionale, Corti europee, in materia di famiglia, persone e minori. Dopo aver riportato i fatti di causa, si individueranno le principali questioni di diritto sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria, le norme giuridiche di riferimento, l’interpretazione datane e la soluzione fornita al caso concreto.

Assegno divorzile: revocabile se l’ex coniuge si fa garantire il pagamento del canone di locazione dal nuovo partner, anche in difetto di coabitazione.

Assegno divorzile: revocabile se l’ex coniuge si fa garantire il pagamento del canone di locazione dal nuovo partner, anche in difetto di coabitazione.

(Cass. Civ., sez. VI, sentenza n. 12335 del 10 maggio 2021)

La ex moglie che si fa garantire da un nuovo partner il pagamento del canone di locazione perde il diritto all'assegno divorzile. Ciò anche in assenza di una prova specifica di avere instaurato una nuova convivenza: la fideiussione rispetto alla locazione stipulata vale come prova di una nuova relazione ai fini della revoca dell'assegno essendo sintomo di un progetto di vita comune.

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Mantenimento figli: responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. per il genitore che cela le proprie reali capacità economiche

Mantenimento figli: responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. per il genitore che cela le proprie reali capacità economiche   

(Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 11475 del 30 aprile 2021)

Nella pronuncia in esame la Suprema Corte precisa che la mala fede o colpa grave, richieste per  la sussistenza della responsabilità processuale aggravata prevista dall’art. 96 c.p.c., ricorrono anche in caso omessa deduzione di circostanze di fatto decisive per la corretta ricostruzione della vicenda. 

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Adozione in casi particolari: l’assenso del genitore biologico deve essere attuale, pieno e incondizionato

Adozione in casi particolari: l’assenso del genitore biologico deve essere attuale, pieno e incondizionato.

(Cass. Civ., ordinanza n. 19666 del 13 aprile 2021)

Per l’adozione in casi particolari l’art. 46, l. 184/1983, richiede l’assenso dei genitori del minore e l’eventuale diniego è superabile con un diverso apprezzamento del giudice a meno che non si tratti di dissenso espresso da genitori esercenti la responsabilità genitoriale. In questa pronuncia la Suprema Corte esamina, in particolare, la questione concernente i requisiti necessari affinché possa ritenersi espresso l’assenso all’adozione non legittimante da parte del genitore naturale, richiesto dalla citata norma, ed esclude che possa desumersi da dichiarazioni ipotetiche e non univoche.

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Separazione coniugi: l’abbandono del tetto coniugale prima del deposito della domanda di separazione è causa di addebito

Separazione coniugi: l’abbandono del tetto coniugale prima del deposito della domanda di separazione è causa di addebito 

(Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 11792 del 5 maggio 2021)

In questa pronuncia la Suprema Corte torna sulla questione delle condizioni per la configurabilità dell’addebito della separazione in caso di abbandono della causa coniugale e precisa che, mentre  il previo deposito della domanda giudiziale di separazione, annullamento o divorzio costituisce, ex art. 146, comma 1, c.c., giusta causa di allontanamento dalla residenza coniugale, l’abbandono del tetto coniugale prima del deposito delle domande sopra indicate integra violazione dei doveri coniugali ed è di per sé causa sufficiente per l’addebito della separazione, salvo che non sia provato che è stato determinato dalla condotta dell’altro coniuge o che è avvenuto quando la convivenza era già intollerabile.

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Separazione: nullo l’accordo tra i coniugi sul regime giuridico-patrimoniale del futuro divorzio

Separazione: nullo l’accordo tra i coniugi sul regime giuridico-patrimoniale del futuro divorzio

 (Cass. Civ., sez. 1, ordinanza n. 11012 del 26 aprile 2021)

In questa pronuncia la Suprema Corte sancisce la nullità per illiceità della causa degli accordi tra i coniugi volti a regolare gli aspetti economici di un futuro eventuale divorzio, poiché assunti in violazione del principio di indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale di cui all’art. 160 c.c..  distinguendoli dagli accordi transattivi raggiunti al diverso fine di porre termine ad una controversia di natura patrimoniale tra i coniugi.

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Mantenimento figli: il genitore obbligato a corrisponderlo all’altro genitore non è liberato se paga a mani del figlio divenuto maggiorenne pur in presenza di accordo tra le parti che riconosca il figlio quale creditore

Assegno di mantenimento figli: il genitore che, in virtù di provvedimento giudiziario, sia obbligato a corrisponderlo all’altro genitore, non è liberato se paga a mani del figlio divenuto maggiorenne pur in presenza di accordo tra le parti che riconosca il figlio quale creditore.

(Cass. Civ., sez. III, ordinanza n. 9700 del 13 aprile 2021)

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Assegno di mantenimento figli maggiorenni: non riducibile solo perché ritenuto diseducativo in quanto troppo elevato

Assegno di mantenimento figli maggiorenni: non riducibile solo perché ritenuto diseducativo in quanto troppo elevato
(Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 2020 del 28 gennaio 2021)

In questa pronuncia la Suprema Corte torna ad affrontare a pochi giorni di distanza la questione della rilevanza dell’interesse morale ai fini della riduzione dell’assegno di mantenimento. Come già si era espressa con riferimento al contributo per il mantenimento in favore di figlio minorenne (cfr Cass. civ., sez. VI, ord. n. 303 del 13 gennaio 2021), la Corte esclude che l’interesse morale sia parametro per la quantificazione dell’assegno, che va, invece, determinato tenuto conto non solo delle attuali esigenze del figlio ma anche del tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi genitori, dei tempi di permanenza presso ciascuno di loro e delle risorse economiche di entrambi i genitori.

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Assegno divorzile chiesto per la prima volta dopo la pronuncia di divorzio

Assegno divorzile chiesto per la prima volta dopo la pronuncia di divorzio : va attribuito e quantificato secondo il composito criterio assistenziale, perequativo, compensativo, con eventuale prevalenza, a date condizioni, della funzione assistenziale.

(Cass. Civ., sez. I., ordinanza n. 5055 del 24 febbraio 2021)

Nella pronuncia in esame la questione sottoposta al vaglio della Corte di Cassazione riguarda l’attribuzione e la quantificazione dell’assegno divorzile chiesto per la prima volta nel giudizio di revisione previsto dall’art. 9, L. 898/1970. La Suprema Corte precisa che, anche in questa ipotesi, non bisogna considerare il tenore di vita avuto durante il matrimonio bensì i criteri indicati dalla L. 898/1970, art. 5, comma 6, prima parte, come interpretati dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 18287/2018 ma con alcuni adattamenti dovuti alle caratteristiche del giudizio di revisione, che richiede l’esistenza di circostanze nuove, sopravvenute alla pronuncia di divorzio.

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Divisione comunione de residuo: irretroattivo l’art. 3, l. 55/2015 per i giudizi di divisione in corso all’entrata in vigore della legge.

Assegno divorzile una tantum: non preclude al beneficiario le pretese patrimoniali derivanti dallo scioglimento della comunione. 

(Cass. Civ., sez. I, sentenza n. 4492 del 19 febbraio 2021)

In questa pronuncia la Suprema Corte interviene sulla questione, priva di precedenti, concernente il decorso del termine di prescrizione dell’azione di accertamento e divisione della comunione, nei casi in cui il relativo giudizio sia stato promosso prima e sia ancora pendente al momento dell’entrata in vigore della l. 55/2015, che ha modificato il regime di insorgenza dello scioglimento della comunione legale tra i coniugi.

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Assegnazione casa familiare: provvedimento opponibile al fallimento anche se non trascritto

(Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 377 del 13 gennaio 2021)

Il provvedimento di assegnazione della casa familiare al coniuge o al convivente presso il quale abitano in via prevalente i figli minori o convivono i figli maggiorenni non economicamente autosufficienti senza loro colpa è opponibile, nei limiti del novennio, ove non trascritto, o oltre il novennio, ove trascritto, anche al fallimento sopravvenuto dell’altro coniuge, o convivente, proprietario dell’abitazione.

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Pensione di reversibilità: non spetta all’ex coniuge superstite se l’assegno divorzile è esiguo (Cass. Civ., sez. lav., sentenza n. 20477 del 28 settembre 2020)

Ai fini del diritto del coniuge divorziato alla pensione di reversibilità, il requisito della titolarità dell’assegno divorzile, che presuppone il riconoscimento con determinazione giudiziale dell’erogazione di una prestazione periodica finalizzata al sostentamento economico dell’ex coniuge, non si configura nel caso di titolarità del diritto ad una somma esigua e puramente simbolica.                                                                                     

Il fatto. Con sentenza depositata il 26.06.2014 la Corte d’Appello de L’Aquila ha confermato il provvedimento con cui il Tribunale aveva condannato l’Inps a corrispondere a D.M. una quota della pensione di reversibilità del proprio ex coniuge defunto.

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Mantenimento figlio maggiorenne non autosufficiente: modificabile se il nuovo coniuge del genitore adotta il figlio, provvedendo ai suoi bisogni.

(Cass. Civ., sez. VI, ordinanza n. 18548 del 7 settembre 2020)

In questa pronuncia la Suprema Corte affronta l’istituto dell’adozione del maggiorenne con riferimento alla sua rilevanza ai fini dell’eventuale assegno di mantenimento a carico del genitore naturale dell’adottato.

La Corte ribadisce che l’adozione del maggiorenne non fa venir meno i diritti e doveri dell’adottato verso la famiglia d’origine, tra cui l’obbligo di mantenimento a carico del genitore, se ne ricorrono i presupposti, tuttaviaè elemento di cui il Giudice, adito per la modifica delle condizioni di divorzio, deve tener conto ai fini della modifica, o meno, dell’entità di tale contributo economico se 1) dall’adozione derivi lo stabile inserimento dell’adottato nel contesto familiare e 2) l’adottante provveda anch’egli, continuativamente e non solo occasionalmente, alle esigenze dell’adottato.

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Nonni: obbligo di mantenimento dei nipoti in caso di impossibilità da parte di entrambi i genitori

(Cass. Civ., ordinanza n. 14951 del 14 luglio 2020)

In questa pronuncia la Suprema Corte chiarisce i presupposti per l’obbligo di mantenimento dei nipoti da parte dei nonni, evidenziandone il carattere sussidiario rispetto all’obbligo, primario, dei genitori di provvedere al mantenimento dei figli. In altri termini, non è possibile rivolgersi ai nonni solo perché uno dei genitori non può o non vuole dare il proprio contributo se l’altro da solo sia in grado di mantenere i figli: occorre che l’altro genitore non possa garantire da solo il mantenimento in tutti i suoi aspetti.

A fronte dell’impossibilità di ottenere il mantenimento dal genitore inadempiente, l’altro potrà chiedere, dunque, l’intervento degli ascendenti sia in caso di sua impossibilità di provvedere in toto al mantenimento dei figli sia nell’ipotesi in cui abbia solo necessità di un supporto economico integrativo, riuscendo a far fronte, solo in parte, al mantenimento della prole.

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Nonni: la frequentazione con i nipoti può essere limitata se il conflitto con genitori mina la crescita sana ed equilibrata del minore

In questa pronuncia la Suprema Corte torna sul diritto dei nonni di avere rapporti significativi con i nipoti previsto espressamente dall’art. 317 bis c.c.. per riconoscerlo ad una duplice condizione: 1) che vi sia una relazione affettiva stabile tra nonno e nipote; 2) che tale relazione consenta al minore di trarre beneficio sul piano della sua formazione e del suo equilibrio psicofisico. Sottolinea, dunque, il ruolo che i nonni debbono avere, ossia cooperare con i genitori per l’adempimento dei loro obblighi educativi.

Il fatto. Un nonno proponeva reclamo alla Corte d’Appello contro il provvedimento con cui il Tribunale per i minorenni aveva deciso in merito al suo diritto alla frequentazione con le nipoti.

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Affidamento condiviso: no tempi di frequentazione paritetici se contrari all’interesse dei figli (Cass. Civ., ordinanza n. 19323 del 17 settembre 2020)

Il fatto. Con decreto del 18.05.2018 la Corte d’Appello di Genova, in parziale modifica delle decisioni assunte in sede di affidamento condiviso dal Giudice di primo grado circa tempi e modi di permanenza del figlio minore presso il padre, stabiliva che il minore trascorresse week end alternati con i genitori e non ogni fine settimana ed ogni mercoledì con il padre come inizialmente deciso dal tribunale.

Inoltre, solo nelle settimane in cui non lo avrebbe avuto con sé durante il week end, il padre avrebbe potuto trascorrere con il figlio il martedì e il giovedì.

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Assegnazione casa coniugale: va revocata se il figlio maggiorenne non è più convivente (Cass. Civ., sentenza n. 16134 del 17 giugno 2019)

In questa pronuncia la Suprema Corte esamina la questione concernente i presupposti necessari perché si consideri sussistente la convivenza tra genitore assegnatario dell’abitazione coniugale e  figlio, con riferimento al diritto abitativo sulla casa familiare, nell’ipotesi di allontanamento del figlio per motivi di studio o di lavoro.

L’art. 337-sexies c.c., infatti, prevede che il diritto di godimento della casa familiare vada attribuito al genitore, ancorché non proprietario della stessa, tenendo conto dell’interesse della prole,  dunque, al genitore con il quale i figli vivranno in via prevalente e sempre purché corrisponda all’interesse dei figli stessi rimanere nell’abitazione familiare.

Il diritto all’assegnazione della casa familiare viene meno nel caso in cui l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa coniugale o conviva more uxorio o contragga un nuovo matrimonio ovvero, ed è questo l’aspetto sottoposto al vaglio della Corte di Cassazione, cessi la convivenza con i figli.  

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Obbligo di mantenimento figli maggiorenni: non è escluso dal conseguimento di borsa di studio (Cass. Civ., sentenza n. 1448 del 23 gennaio 2020)

Il fatto. Con sentenza del 16.1.2018 la Corte d’Appello di Messina confermava la pronuncia con cui il Tribunale di quella città aveva pronunciato la separazione personale dei coniugi tra D.P.A. e C.A.G., prevendo l’addebito nei confronti del marito e la spettanza dell’assegno di mantenimento in favore sia della moglie che delle figlie.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il marito, lamentando, tra l’altro, la violazione e falsa applicazione dell’art. 337-ter c.c., degli artt. 113 e 116 c.p.c., in riferimento al contributo in favore delle figlie pari ad euro 650,00, oltre spese straordinarie.

A sostegno delle proprie ragioni il ricorrente deduceva che la figlia D.E. era diventata maggiorenne, aveva lasciato la casa familiare ed aveva, ormai, raggiunto l’indipendenza economica, in quanto beneficiaria di una borsa di studio. 

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Divorzio: lo squilibrio reddituale tra gli ex coniugi non è sufficiente per avere l’assegno divorzile (Cass. Civ., sez. I, sentenza n. 24932 del 7 ottobre 2019)

Il fatto. Con sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale di Roma ha posto a carico dell’ex marito I.F.C., titolare di un reddito mensile di euro 8.000,00, l’obbligo di corrispondere alla ex moglie C.C., con reddito annuo di euro 25.0000 e canone di locazione di euro 675,00, un assegno divorzile di euro 400,00 mensili. Avverso tale pronuncia I.F.C. ha proposto appello innanzi alla Corte d’Appello di Roma, che ha rigettato il gravame, ritenendo sussistente il diritto all’assegno divorzile a causa del rilevante squilibrio reddituale tra le parti e tenuto conto dell’esigenza di garantire lo stesso tenore di vita matrimoniale. Contro la sentenza della Corte d’Appello I.F.C. ha proposto ricorso per Cassazione, che si è concluso con sentenza di accoglimento n. 24932/2019.

In questa pronuncia la Suprema Corte torna ad affrontare la questione della natura e delle ragioni giustificative dell’assegno divorzile.

 Il giudice di legittimità afferma, al riguardo, che l’art. 5, c. 6, L. 898 1970, laddove indica, come parametro per l’accertamento della sussistenza del diritto all’assegno divorzile, la “disponibilità dei mezzi adeguati” o “l’impossibilità di procurarseli”, non deve essere interpretato come finalizzato alla conservazione del tenore di vita matrimoniale, desumibile dal confronto reddituale tra i coniugi al momento della decisione.

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Separazione coniugi e affidamento figli: non sufficienti incontri a weekend alternati (Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 9764 del 21 febbraio 2019)

Nella pronuncia Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 9764 del 21 febbraio 2019 la Suprema Corte applica e riempie di contenuto il principio della bigenitorialità alla luce del superiore interesse del minore e  dell’evoluzione interpretativa nella giurisprudenza comunitaria del diritto al rispetto della vita familiare sancito dall’art. 8 CEDU.                                                                                       

Il fatto.

In sede di separazione giudiziale, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto affidava la figlia minore ad entrambi i genitori, con collocamento presso la madre, consentendo al padre di tenerla con sé nel fine settimana ogni quindici giorni. Tale decisione era confermata dalla Corte d’Appello di Messina. Avverso tale pronuncia il padre ricorreva in cassazione, lamentando la mancata previsione di incontri infrasettimali con la figlia ovvero di una frequentazione con la minore in misura pressoché paritetica rispetto ai tempi di permanenza con la madre. Deduceva, inoltre, che la tenera età della figlia non poteva essere considerata elemento ostativo ad una maggiore frequentazione con il padre, essendo, piuttosto, necessaria per favorire e consolidare il rapporto anche con tale genitore.

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Maternità surrogata: nessun rapporto di filiazione sussiste tra il minore nato all’estero e il genitore d’intenzione (Cass. Civ., SS. UU., sentenza n. 12193 del 8 marzo 2019)

Il fatto. Lo e Ri, entrambi di sesso maschile, contraggono matrimonio in Canada ed ivi ricorrono alla maternità surrogata. In particolare, la gravidanza è sostenuta da una donna, con gli ovociti donati da altra donna e i gameti di uno dei coniugi. Il 23 aprile 2010 nascono due gemelli. Il Giudice canadese riconosce genitore il donatore dei gameti (genitore biologico) e tale provvedimento è regolarmente trascritto in Italia. La trascrizione in Italia è, invece, negata, al successivo provvedimento del Giudice canadese, che accerta la cogenitorialità nei confronti dell’altro coniuge privo di alcun collegamento biologico con i minori (genitore intenzionale).

La coppia propone ricorso innanzi alla Corte d’appello di Trento ex art. 67 l. n. 218/2015 per sentir riconoscere l’efficacia in Italia di tale provvedimento e ordinare la trascrizione della statuizione negli atti di nascita dei minori da parte dell’ufficiale di stato civile di Trento.

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Adulterio: quando e contro chi spetta il risarcimento dei danni (Cass. Civ., sez. III, ordinanza n. 6598 del 7 marzo 2019)

Il fatto. Dopo la separazione legale, I.C. confessa al marito L.G. di aver avuto per anni, in costanza di matrimonio, una relazione sentimentale con B., un collega che l’avrebbe favorita nell’avanzamento di carriera. L.G. cita, dunque, in giudizio la moglie I.C., l’amante B., la società della quale sono dipendenti e la società capogruppo di quest’ultima, per sentirli tutti condannare al risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’adulterio.

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