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Gli articoli di questa sezione sono volti ad un breve approfondimento, in modo chiaro e semplice, di questioni giuridiche afferenti alla persona, alle relazioni familiari e ai minori.

Dichiarazione giudiziale di paternità naturale

Che cos’è la dichiarazione giudiziale di paternità? A cosa serve? Per dichiarazione giudiziale di paternità si intende l’azione esercitata giudizialmente dal figlio nato al di fuori del matrimonio verso il genitore “colpevole” di non averlo riconosciuto.

Il non riconoscimento dei figli è legale?

Dichiarazione giudiziale di paternità naturale definita dall'articolo 269

Il non riconoscimento di un proprio discendente è giuridicamente possibile in quanto un padre non ha l’obbligo di riconoscere un figlio nato al di fuori di un conforme matrimonio. Il riconoscimento, infatti, è atto volontario e discrezionale, tuttavia la sua mancanza può essere fonte di preclusioni, in punto di diritti (successori, ….)  per il figlio, che per questo può agire giudizialmente affinché la paternità sia accertata formalmente.

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Cosa fare e cosa non fare in caso di una separazione

Oggi separazioni e divorzi sono all’ordine del giorno ma mentre il divorzio produce una rottura definitiva del vincolo matrimoniale, la separazione legale è considerata da legislatore come un rimedio alla crisi coniugale: questo perché nella separazione, legale oltre che di fatto, si può tornare indietro e ricostituire il nucleo e l’armonia familiare con il proprio coniuge.

Avete deciso di separarvi: ecco cosa fare

Decidere di separarsi è sempre un tasto dolente in una coppia di coniugi: significa che qualcosa non ha funzionato nella coppia e che il sentimento e l’armonia degli inizi ormai è passato, lasciando spazio a sentimenti più di rancore che d’amore.

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Mantenere i propri figli non autosufficienti in caso di crisi familiare: come fare?

Il diritto di famiglia moderno, sia nella fase fisiologica della vita familiare che allorquando subentri una separazione, un divorzio o una crisi tra genitori non coniugati, facendo riferimento all’articolo 30 della costituzione vigente, prevede che entrambi i genitori siano tenuti al mantenimento dei figli, sia minorenni che maggiorenni, fino a quando questi ultimi non raggiungano l’indipendenza economica.

Anche in caso di scissione del nucleo familiare, pertanto, i figli devono poter mantenere un tenore di vita simile a quello precedentemente vissuto nel nucleo familiare originari, prima, cioè, della separazione dei genitori. Il mantenimento è dovuto anche quando i figli abbiano raggiunto la maggiore età se ritenuti non autosufficienti economicamente.

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Come trasferire i beni che appartengono ad un minore

L'ordinamento giuridico italiano prevede normative che impediscono ai genitori o ai tutori di poter disporre liberamente dei beni intestati ai minorenni. È possibile procedere al trasferimento di qualunque bene di appartenenza al minore seguendo uno specifico iter, il quale garantisce la massima sicurezza della transazione.

Come si procede con il trasferimento dei beni appartenenti a minori?

La procedura prevede il ricorso alla volontaria giurisdizione, ovvero un particolare tipo di giurisdizione diretta che non mira alla risoluzione di controversie ma alla gestione di determinati affari. In questi casi è necessario l'intervento di un giudice per la costituzione del rapporto giuridico, proprio con l'intento di salvaguardare gli interessi del minore.

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Gli assegni per gli alimenti da dare ai figli in caso di genitori separati

Separazione dei coniugi e assegno di mantenimento dei figli: come funziona

Assegno di mantenimento: una definizione

Quando si parla di assegno di mantenimento ci si riferisce a un contributo, in forma economica, che prende forma quando si verifica la separazione fra coniugi o quando sopraggiungono alcuni presupposti. L'assegno di mantenimento dei figli consiste nel versamento di una somma di denaro da parte di un coniuge nei confronti dei figli, necessario a assolvere all'obbligo di assistenza materiale.

Tale assegno si concretizza in sede di separazione legale a seguito di un provvedimento stabilito da un giudice, anche se, in alcuni casi può essere stabilito da accordi sottoscritti dai coniugi. L’importo della somma di denaro può subire delle variazioni o revisioni nel tempo. Le disposizioni sul tema dell'assegno da corrispondere ai figli hanno subito delle variazioni con il d. Lgs 154/2013.

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Quando i nonni devono pagare gli alimenti ai nipoti

L’art. 316 bis, comma 1, c.c. dispone che “i genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli”.

Quali sono, dunque, i presupposti? E’ sufficiente che uno dei genitori non provveda al mantenimento per far sì che l’altro possa pretenderlo dagli ascendenti di quello? Sono obbligati solo gli ascendenti del genitore inadempiente o anche quelli dell’altro genitore?

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Il divorzio dopo la separazione: come fare?

La legge 55/2015 sul divorzio breve ha modificato radicalmente la (lunga) procedura che portava allo scioglimento del vincolo matrimoniale. Oggi, l'addio definitivo - specie se consensuale - può essere richiesto dopo pochi mesi dalla separazione coniugale: vediamo ora come è possibile divorziare dopo la separazione, sia nel caso in cui la relazione sia terminata consensualmente che nel caso in cui sia necessaria una procedura giudiziale.

Il divorzio consensuale: come funziona?

In caso di divorzio consensuale (più propriamente “congiunto”), che presuppone un accordo tra le parti, la durata complessiva dell'iter procedurale è ridotta rispetto a quella del divorzio contenzioso. Dopo la separazione coniugale (legale, non rileva la separazione di fatto) sarà necessario attendere 6 mesi di tempo (nell’ipotesi di separazione consensuale o negoziazione assistita) ovvero un anno (nell’ipotesi di separazione giudizial) prima di poter richiedere lo scioglimento del matrimonio (o la cessazione degli effetti civili), con ricorso presso il tribunale di competenza. I coniugi dovranno necessariamente essere presenti all’udienza per il tentativo di conciliazione obbligatorio che precede l'emissione della sentenza di scioglimento del matrimonio.

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Cos’è la volontaria giurisdizione?

Molto spesso sentiamo parlare di volontaria giurisdizione, anche se talvolta si tende a confonderla con quella contenziosa. In realtà si tratta di due tipi di giurisdizione che, sebbene entrambi vedano nel Giudice il soggetto che delibera, hanno caratteristiche e conseguenze ben diverse tra loro. Vediamo allora esattamente cos'è la volontaria giurisdizione e quali sono gli elementi che la differenziano dalla giurisdizione contenziosa.

Definizione di volontaria giurisdizione ed ambito di applicazione

La volontaria giurisdizione è quella disciplina che si rende necessaria per la salvaguardia di interessi privati in tutti quei casi in cui la legge non rende possibile la costituzione di un determinato rapporto giuridico senza l'intervento di un Giudice. Quest'ultimo, figura estranea ed imparziale, esamina gli atti che gli vengono proposti e collabora con le parti al fine di definire un rapporto tutelando anche i soggetti più deboli.

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Contestazione dello stato di figlio

In seguito alla legge del 10 dicembre 2012 n. 219 sullo status filiationis, dal punto di vista giuridico sono cambiate molte cose relative allo stato di figli legittimi, vale a dire i figli nati in costanza di matrimonio, e figli naturali, ovvero i figli nati al di fuori del legame matrimoniale. I cambiamenti apportati hanno giovato a diverse situazioni familiari, sia nel caso della separazione con figli che nel caso del divorzio con figli, ma anche per quanto riguarda più in generale il mantenimento dei figli.

Contestazione dello stato di figlio: come tutelarsi con l'aiuto di un avvocato

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Come funzionano le adozioni di ragazzi maggiorenni

L’adozione del maggiorenne è disciplinata dagli articoli 291 e seguenti del codice civile.

Nasce con la finalità di trasmettere il patrimonio e il cognome di persone prive di discendenti mentre attualmente ha assunto principalmente una funzione di solidarietà, analoga a quella dell’adozione del minorenne.

I presupposti sono:

  • l’aver compiuto i 35 anni per l’adottante (salvo autorizzazione del Tribunale in casi eccezionali per chi abbia compiuto i 30 anni)
  • l’esistenza di una differenza di età tra adottante e adottando di 18 anni.
  • l’assenza di discendenti per l’adottante.

Tuttavia, a seguito di pronunce della Corte Costituzionale è ammissibile l’adozione del maggiorenne anche da parte di persone che abbiano figli, nati all’interno o al di fuori del matrimonio, purché maggiorenni e consenzienti.

Non è, dunque, possibile l’adozione del maggiorenne da parte di chi abbia figli minori, ad eccezione di casi particolari individuati dalla giurisprudenza.

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Devi separarti e non sai come e cosa fare?

Il processo di separazione può suscitare qualche perplessità: si tratta pur sempre di una pratica burocratica piuttosto complessa, che può variare a seconda della presenza di un accordo (o di un contrasto) tra i coniugi. Scopriamo ora, più nel dettaglio, di cosa si tratta e come ottenerla.

Che cos'è laseparazione?

È un istituto giuridico dell'ordinamento italiano, presupposto necessario per il definitivo scioglimento del matrimonio tramite divorzio. Ne esistono due tipologie: la separazione consensuale e la separazione giudiziale; l'iter burocratico e giudiziario varia di conseguenza.

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Divorzio senza separazione: è possibile?

Con la legge sul divorzio breve approvata nel 2015i tempi per sciogliere definitivamente il vincolo matrimoniale si sono notevolmente accorciati. Ma non tutti sanno che è possibile ottenere lo scioglimento matrimoniale anche senza precedente separazione coniugale, già dal 1970. Vediamo ora le casistiche in cui è possibile richiederlo, senza affrontare il periodo di separazione.

Le casistiche contemplate: la sfera sessuale

La legge del 1970 prevede la possibilità di divorziare (anche non consensualmente) senza obbligo di previa separazione coniugale solo nel caso in cui si verifichino alcune particolari circostanze previste dalla legge.

La prima ipotesi riguarda il matrimonio non consumato. L'assenza di rapporti sessuali, sia a causa di libera scelta dei coniugi sia per rifiuto di uno dei due coniugi che a causa di comprovate impossibilità fisiche, rende possibile la pratica di scioglimento del contratto matrimoniale.

Sempre rimanendo nell'ambito sessuale, lo scioglimento immediato del matrimonio può essere ottenuto anche a seguito del conseguimento, da parte di uno dei due coniugi, di una sentenza di rettificazione di attribuzione del sesso passata in giudicato. In tal caso, qualora i coniugi che intendano mantenere il vincolo coniugale, conseguirà l’automatica  instaurazione dell’unione civile.

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Dopo il divorzio? Il mantenimento moglie? Si o No?

L'assegno di divorzio è un contributo economico che uno dei due ex coniugi dovrà corrispondere all'altro secondo quanto previsto dall’art. 5 L. Div.. Nel corso del 2018 l’orientamento della Corte di Cassazione in materia si è modificato radicalmente: scopriamo, ora, in che modo.

L'assegno divorzile oggi: come funziona?

Il "vecchio" assegno divorzile, che prevedeva l'obbligo per uno dei due coniugi non solo di tutelare economicamente la parte più debole, ma anche di garantirne il tenore di vita acquisito, è definitivamente andato in pensione. Oggi, il mantenimento, dopo la sentenza di divorzio, non verrà concesso automaticamente al coniuge economicamente più in difficoltà.

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Separazione consensuale e giudiziale: differenze

I procedimenti di separazione innanzi al Tribunale possono essere distinti i in due procedure radicalmente differenti tra loro: si tratta della separazione consensuale e della separazione giudiziale. Vediamo ora le principali differenze tra le due tipologie di procedimento.

Consensualità tra i coniugi

Nel caso in cui i due coniugi decidano, in comune accordo, di separarsi, si potrà instaurare il procedimento di separazione consensuale. A tal fine i coniugi dovranno essere d'accordo su ogni aspetto, da quelli patrimoniali alla gestione della prole, in caso di separazione con figli. Una volta raggiunto pieno accordo su ogni aspetto della gestione di questa fase di transizione, i coniugi dovranno depositare presso il Tribunale di competenza il ricorso per separazione consensuale. In seguito, entrambi i coniugi dovranno essere personalmente presenti all’udienza presidenziale fissata per il tentativo di conciliazione, un incontro obbligatorio per chiunque desideri separarsi.

Se gli accordi raggiunti consensualmente tra di due coniugi sono ritenuti ragionevoli, e nel caso di separazione con figli, adatti alla tutela e allo sviluppo dei minori coinvolti, il Tribunale, preso atto della mancata conciliazione,  provvederà ad emettere il cosiddetto "decreto di omologa delle condizioni". Il divorzio potrà essere richiesto trascorsi 6 mesi dal tentativo di conciliazione, grazie alla legge Iegge n.  55/2015 sul divorzio breve.

In assenza di accordo tra i coniugi

Se solo uno dei due coniugi desidera separarsi, o se non è possibile trovare un accordo riguardo alla suddivisione dei beni, alla gestione dei figli o altro, si potrà incardinare davanti al Tribunale il procedimento per la separazione giudiziale.

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Divorzio tra coniugi italiani e stranieri: come un avvocato può fare la differenza

Nel nostro paese sono in costante aumento le unioni tra cittadini italiani e stranieri. Ma cosa succede in caso di separazione o nell’eventualità di divorzio giudiziale dopo la separazione consensuale o divorzio consensuale? La normativa che disciplina questa materia è molto complessa. Nel nostro Paese  operano i Regolamenti UE n. 1259 del 2010 circa la legge applicabile e n. 2201/2003 circa la giurisdizione, riconoscimento ed efficacia delle pronunce in materia di separazione e divorzio e la legge n. 218 del 1995, di diritto internazionale privato interno, che trova applicazione per gli aspetti non disciplinati dai richiamati regolamenti.

Partiamo da un esempio molto semplice. La coppia ha trovato un accordo sulla legge da applicare in sede di separazione. Questa possibilità di scelta è garantita dal Regolamento n. 1259 del 2010 citato, che lascia al riguardo, entro determinati limiti, un margine discrezionale ai coniugi. Questi possono scegliere, dunque, di avvalersi della normativa del luogo di residenza abituale della famiglia oppure del Paese dove uno dei due detiene la cittadinanza. La legge scelta può essere anche quella uno stato al quale non si applica il Regolamento. Se questo accordo manca si applicherà la legge individuata secondo i criteri indicati dal Regolamento stesso.

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Come fare una impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità

Per eseguire un'impugnazione del riconoscimento di un figlio naturale per difetto di veridicità è necessario rivolgersi ad un avvocato competente, in modo da procedere secondo i termini di legge. Un'azione del genere può essere chiesta da chiunque abbia un sospetto che un avvenuto riconoscimento di paternità di un figlio nato al di fuori del matrimonio non corrisponda al vero.

In particolare l'articolo 263 del Codice Civile prevede che possono impugnare il riconoscimento: l'autore del riconoscimento stesso entro un anno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita oppure dalla conoscenza della propria impotenza; dalla madre entro un anno dalla conoscenza dell’impotenza del presunto padre; da chiunque altro abbia interesse entro cinque anni dall'avvenuta annotazione del riconoscimento e dallo stesso figlio riconosciuto senza limitazioni di tempo. 

Se il figlio non ha raggiunto la maggiore età, l'articolo 264 dispone che l’azione può essere promossa da un curatore speciale del minore età, nominato su istanza del minore, se ha compiuto quattordici anni, dell’altro genitore o del pubblico ministero.

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Quali sono legalmente parlando le differenze tra separazione e divorzio?

Quando una relazione matrimoniale è agli sgoccioli e sembra impossibile ricucire un rapporto basato su amore e rispetto reciproci, è possibile ricorrere alla separazione e al divorzio. Ma quali sono le differenze tra queste due soluzioni da un punto di vista legale?

La separazione: una fase transitoria che lascia aperte diverse possibilità

Il primo passo da compiere per porre fine a un rapporto matrimoniale è procedere verso una separazione legale. La separazione legale ha come conseguenza il legittimo allontanamento di uno dei due coniugi dalla casa comune e la cessazione di gran parte degli obblighi matrimoniali. In caso di separazione  legale si scioglie la comunione dei beni (se questo era il regime patrimoniale del matrimonio)  e i vincoli di assistenza e fedeltà reciproci vengono a cadere (ad eccezione del mantenimento, che invece viene garantito per il coniuge meno abbiente).

Tuttavia, la separazione non è ancora una chiusura definitiva: essa è considerata piuttosto una fase di transizione, il cui epilogo potrà coincidere con un divorzio definitivo oppure con una riconciliazione tra le due parti. Quando marito e moglie terminano di amarsi ma rimangono in buoni rapporti si può raggiungere una separazione consensuale, in cui di comune accordo si decidono le condizioni, che saranno poi approvate dal giudice oppure recepite in un accordo di negoziazione assistita in presenza dei soli avvocati ovvero in un accordo innanzi al Sindaco in veste di ufficiale di stato civile.

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E' possibile avere delle adozioni per le persone omosessuali?

In Italia non è stata ancora varata una legge che consenta le adozioni per le coppie omosessuali. Nel 2016 la legge n. 76 ha espressamente sancito taluni diritti per le coppie gay, garantendo loro tutele fondamentali e importanti ma per le adozioni non si è ancora arrivati ad un punto fermo, piuttosto nell’art. 1, comma 20, con riferimento alle unioni civili, è ribadito che “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti.

Non è stata, dunque, ancora approvata una legge che preveda, in particolare, l’adozione coparentale (nota anche come stepchild adoption) per consentire ad uno dei due partner di adottare il figlio naturale dell'altro. Tuttavia è possibile presentare in Tribunale domanda di adozione speciale , ovvero in casi particolari ai sensi dell’art. 44, lett. d, l. n. 183 del 1983 e sarà il giudice a vagliare caso per caso.

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Disconoscimento della paternità: come funziona e cosa si deve fare?

Il nostro ordinamento giuridico prevede la presunzione di paternità per i figli nati nel matrimonio ovvero “il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio” (art. 231 c.c.). L’azione di disconoscimento della paternità è finalizzata a rimuovere tale presunzione e dimostrare che non sussiste un rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre, quale risulta dall’atto di nascita, perché generato da altro uomo.

Essa va distinta dall’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità, che è volta a contestare l’avvenuto riconoscimento di un figlio nato al di fuori del matrimonio.

Può accedere che una donna possa far credere al proprio compagno, o ne sia erroneamente convinta, che il figlio è biologicamente del marito, sebbene non sia così. Sono casi limite, che fanno cadere ogni rapporto di fiducia e che toccano con dolore le corde più intime di un essere umano. Per questo, se si vuole iniziare un procedimento di disconoscimento della paternità è basilare chiedere aiuto ad un avvocato di famiglia preparato in materia.

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Divorzio tra cittadini stranieri residenti in Italia: come avviene?

In caso di divorzio tra cittadini stranieri (entrambi o soltanto uno di essi) che risiedono in Italia il primo passo da compiere è quello di fare riferimento ad un avvocato esperto in diritto di famiglia, che riesca a districarsi nell’intrico della normativa interna e internazionale di riferimento.

Se teniamo conto della nostra legge di diritto internazionale privato, la n.218/1995, l'articolo n. 31 afferma che può essere applicata la legge della nazione di appartenenza dei coniugi, se comune, oppure se non presente va applicata quella dello stato dove i coniugi hanno vissuto in prevalenza la loro vita in coppia.

Tuttavia tale disposizione è superata dal Regolamento UE n. 1259 del 2010, che, all’art. 5, prevede la possibilità per i coniugi di scegliere la legge da applicare in caso di divorzio, purché tra quelle indicate dalla stessa norma.

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Come fare il riconoscimento di un figlio nato fuori del matrimonio?

Entrambi i genitori hanno il diritto di effettuare il riconoscimento di un figlio nato al di fuori di un matrimonio, anche se nel momento in cui si è concepito il bimbo uno dei due genitori fosse stato già sposato con un'altra persona. A tal fine è necessario aver compiuto i sedici anni di età, nel caso di genitori minorenni potrà avvenire previa autorizzazione del giudice secondo quanto previsto dall'articolo 250 del Codice Civile.

Il riconoscimento può essere fatto dai genitori nell’atto di nascita, oppure con dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento, davanti ad un ufficiale dello stato civile o in un atto pubblico. Tale dichiarazione può anche essere inserita nel proprio testamento, ma inizierà ad avere efficacia solo dopo il decesso del testatore, anche se in testamento è stato revocato.

Il riconoscimento, una volta effettuato, è irrevocabile.

Se il riconoscimento avviene quando il figlio ha già compiuto i quattordici anni di età occorre avere anche il suo assenso. Nel caso in cui il minore non abbia compiuto quattordici anni serve, invece, il consenso dell'altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento.

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In caso di una separazione cosa spetta alla moglie e ai figli?

Quando si decide di affrontare una separazione il primo passo da compiere è quello di scegliere un legale di fiducia esperto in diritto di famiglia. Soprattutto in caso di separazione con figli l’ausilio del professionista è fondamentale per elaborare una strategia che tenga conto degli interessi della prole al fine di raggiungere un accordo che lasci soddisfatte entrambe le parti.

In una separazione, quando sono presenti dei bambini, entrano in gioco la tutela ed il benessere dei minori e riuscire a giungere ad un accordo voluto e condiviso da entrambe le parti significa non solo aver costruito un nuovo assetto familiare che verosimilmente verrà rispettato nel tempo da entrambi i coniugi ma anche limitare le possibilità di inasprimento di un conflitto nel quale le prime vittime sono sempre i figli.

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Divorzio in caso di matrimonio civile: cosa fare

Il divorzio in caso di matrimonio civile avviene se dopo la separazione tra i due coniugi non si è giunti ad una riappacificazione oppure in assenza di separazione se ricorre una delle altre condizioni previste dall’art. 3 L. n. 898/1970. Con il divorzio in sede di matrimonio civile viene meno il vincolo coniugale e cessano i diritti e doveri fra i coniugi.

Si parla anche, infatti, di scioglimento del matrimonio a differenza del divorzio a seguito di matrimonio religioso con effetti civili: in questo caso la disciplina civilistica del divorzio è la stessa e anche in tale ipotesi verrà meno il rapporto di coniugio per la legge italiana ma si parlerà di cessazione degli effetti civili del matrimonio, perché i coniugi resteranno tali per la religione da essi professata. La procedura può seguire due vie.

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Assegno di divorzio, chi ne ha diritto e perché?

L’assegno di mantenimento in sede di divorzio, ovvero, più correttamente, l’assegno divorzile o post-matrimoniale, è un’erogazione di natura economica, il cui importo viene stabilito da un giudice o, se vi è accordo, discusso direttamente dai coniugi, come nel caso di divorzio su domanda congiunta. Si tratta in ultima analisi della somma di denaro che uno dei coniugi, quello più abbiente, deve versare all’altro, periodicamente, purché ricorrano specifiche condizioni, e che può variare in modo evidente a seconda della situazione concreta. Di recente sono state proposte alcune modifiche alla normativa da discutere in sede parlamentare.

Quali aspetti si considerano?

Nel processo di determinazione dell’idoneità a ricevere l’assegno entrano in gioco molteplici criteri, che spaziano dal contributo alla formazione del patrimonio, sia personale che familiare, alle probabilità di reddito futuro, passando per l’età del coniuge e la durata dell’unione matrimoniale. Il quadro viene completato poi dalle valutazioni inerenti al livello di formazione professionale da parte del coniuge più “debole”.

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Quando è obbligatorio pagare gli alimenti ai figli maggiorenni?

L'art. 30 della Costituzione e gli articoli 147 del codice civile e 315 bs c.c. (quest’ultimo con riferimento al corrispondente diritto per i figli) sanciscono per entrambi i genitori, coniugati e non, il dovere di mantenimento della prole, alla quale è, inoltre, obbligatorio garantire istruzione ed educazione.

L art. 337 septies c.c. ha rafforzato il concetto sentenziando che il giudice, dopo aver valutato le circostanze in essere, può obbligare i genitori a versare un assegno periodico ai figli maggiorenni non ancora indipendenti economicamente.  La durata di questo obbligo è mutevole e deve essere valutata caso per caso.  

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