Adozione di un maggiorenne in Italia: se si quando e come

Pensando all’adozione di una persona, la mente va subito ai bambini che entrano a far parte di una nuova famiglia. In tal caso, tutto il percorso è regolato dalla legge 184/1983 (come modificata dalla l. n. 144/2001), che tratta sia dell’adozione cosiddetta piena o legittimante sia delle adozioni in casi particolari  (note anche, impropriamente, come adozioni speciali). 

Con la prima il soggetto adottato è un minore che diventa legalmente figlio della coppia adottante mentre, nella seconda ipotesi, invece, l’adottato è sempre un minore  ma questo acquisisce lo stato di figlio adottivo, che non elide ma si sovrappone al vincolo di filiazione di sangue.

Esiste tuttavia un caso di adozione in cui tutte le parti coinvolte sono maggiorenni, pensata non per tutelare il minore adottato, bensì, originariamente, per garantire una successione a chi adotta e la possibilità di tramandare il proprio cognome. Questo istituto, chiamato appunto adozione di maggiorenni ha negli anni più recenti assunto anche una finalità solidaristica ed è strumento per dare rilevanza giuridica a relazioni affettive consolidatesi nel tempo (si pensi al figlio del coniuge cresciuto come se fosse proprio).

L’istituto dell’adozione del maggiorenne così come oggi disciplinato trova fondamento nell’articolo 291 del codice civile e nei successivi articoli che vanno a regolare tutta la procedura e gli effetti dell’adozione.
I requisiti sono abbastanza stringenti e prevedono un’età minima di chi adotta di 36 anni, che si ricava non da quanto disposto dalla norma ma dal fatto che requisito imprescindibile è anche la differenza di età tra adottato ed adottante, che deve essere di 18 anni.
Questa differenza di età è stata a lungo considerata non derogabile ma la giurisprudenza ha mostrato negli ultimi anni delle aperture in determinati casi.

L’adozione del maggiorenne richiede il consenso dell’adottante e dell’adottando. Dovranno, poi, prestare il loro assenso all’adozione anche i coniugi se gli interessati sono in costanza di matrimonio, i genitori dell’adottato se viventi ed anche eventuali figli maggiorenni dell’adottante.

In caso di figli minori il problema non si pone in quanto in linea di massima non è possibile adottare un maggiorenne in presenza di figli minorenni. Solo in presenza di detti requisiti il giudice procederà a valutare se l’adozione sia nell’interesse dell’adottato e quindi ad emettere la sentenza di adozione.

Con l’adozione del maggiorenne, il soggetto adottato dovrà anteporre (salvo eccezioni) il cognome del genitore adottivo al proprio e acquista diritti successori nei confronti dell’adottante ma non si instaurano legami giuridici con gli altri membri della famiglia né tantomeno si rescindono i legami tra l’adottato e la famiglia d’origine.

Chi si dovesse trovare nella situazione di voler procedere con l’adozione di un maggiorenne dovrà essere supportato da un avvocato di famiglia che conosca tutte le insidie della procedura e che sappia essere d’aiuto oltre che sul piano tecnico anche su quello umano. A questo proposito nella zona di Roma la scelta ideale è l’avv. Sabrina D’Ascenzo, pronta a dare il proprio contributo a chi ne abbia bisogno.

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