Adozione internazionale

Mi chiamo Sabrina D'Ascenzo, sono un avvocato del Foro di Roma e mi occupo di tutela legale per la famiglia, in particolare di tutto ciò che riguarda le adozioni. Assisto le persone nelle cause di adozioni internazionali, nazionali o speciali e di figli maggiorenni. Offro consulenza e assistenza legale in materia di diritti e doveri dei figli minorenni e maggiorenni.

Avvocato per adozione internazionale a Roma, con studio in zona Prati. Sono a disposizione per chiarimenti e assistenza.

Avvocato per Adozione Internazionale a Roma zona Prati: consulenza legale con l'avvocato Sabrina D'Ascenzo

Mediante l'adozione internazionale a Roma è possibile accogliere all’interno della famiglia bambini provenienti da paesi con cultura, lingua e tradizioni diversi. Data la delicatezza dell'adozione internazionale, esiste una serie di disposizioni normative da seguire, che servono essenzialmente per tutelare lo stato psico-fisico del bambino e sostenere le coppie per permettere un'integrazione migliore.

L'adozione internazionale è regolata dalla legge 4 maggio 1983 n. 184 modificata dalla legge 31 dicembre 1998 n. 476, di attuazione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L’Aja il 29/5/1993.  

L’art. 31, comma 2, Legge adoz. ammette, inoltre, la possibilità di adozione  internazionale in casi particolari, se sussistono i presupposti previsti dalla legge stessa all’art. 44 (impropriamente nota anche come adozione speciale).

La procedura di adozione internazionale prevede diverse fasi. In primo luogo occorre verificare la presenza dei requisiti necessari e accertare l'idoneità della coppia. Emesso il decreto d’idoneità verrà dato mandato a un Ente apposito per seguire la stessa procedura anche all'estero.

Nella seconda fase, definita abbinamento, la coppia ha la possibilità di recarsi presso il Paese di residenza del bambino per terminare la procedura di adozione.

Come presentare la domanda

Per iniziare la procedura di adozione internazionale occorre presentare apposita domanda. Questa consiste in una vera e propria dichiarazione di disponibilità all'adozione: non si sta “chiedendo” un bambino ma si sta tendendo una mano ad un minore in stato di abbandono e bisognoso d’amore.

La domanda va presentata presso il Tribunale per i Minorenni del luogo di residenza della coppia o dell’ultima residenza in Italia (se residenti all’estero) e, in alcuni casi e secondo la regione di residenza della coppia, può essere richiesto alla stessa di partecipare a dei percorsi di formazione.

Il Tribunale dovrà verificare innanzitutto la presenza dei requisiti necessari. Possono, infatti, adottare in Italia bambini stranieri le persone italiane o estere che risiedono in Italia e i cittadini italiani residenti in uno stato estero, che abbiano i medesimi requisiti richiesti per l’adozione nazionale.

In particolare la coppia deve essere unita in matrimonio da almeno tre anni - non deve avere avuto luogo una separazione di fatto negli ultimi tre anni -, i coniugi devono avere un'età che superi di almeno 18 anni quella dell'adottando ma non più di 45 anni, salvo eccezioni nei casi previsti dalla legge.

Riscontrate le effettive capacità da parte della coppia di poter accudire un bambino il Tribunale dei Minorenni emette un decreto di idoneità all’adozione.

Il decreto di idoneità ha efficacia un anno, entro il quale occorrerà incaricare un Ente autorizzato (l’elenco si può trovare sul sito della CAI, Commissione Adozioni Internazionali), scelto dai coniugi, che provvederà ad operare da intermediario tra gli aspiranti genitori e il paese di d’origine del minore e a predisporre e inoltrare allo stato estero il dossier contenente le informazioni circa la coppia.

Molto importante è sottolineare che la coppia potrà scegliere il paese d’origine ma non potrà recarvisi per “scegliere” il bambino, in quanto compete allo stato d’origine ndividuare il minore. Il paese estero, tramite un’apposita commissione, valuterà, dunque, il dossier riguardante la coppia e l’abbinamento sarà fatto dall’Autorità Centrale del paese scelto, che provvederà a darne comunicazione all’Ente autorizzato. L’Ente informerà gli aspiranti genitori, dando ogni informazione circa il bambino individuato dal paese d’origine, consentendo alla coppia di decidere se accoglierlo o meno.

All’esito, starà all’Ente autorizzato informare il paese d’origine circa l’accettazione da parte degli aspiranti genitori, fase alla quale seguirà, con modalità e tempistiche differenti da stato a stato, la sentenza di adozione da parte dello paese straniero.  La coppia si recherà nel paese d’origine del minore prima o dopo la sentenza di adozione, a seconda dei casi, e con tempi di permanenza anch’essi variabili. Nel caso in cui l’adozione debba perfezionarsi dopo l’arrivo del minore in Italia, il provvedimento straniero è riconosciuto come affidamento pre-adttivo che ha durata di un anno. Scaduto questo periodo con esito positivo, la procedura si conclude con l'adozione vera e propria.

Come fare arrivare il bambino in Italia

La Commissione per le adozioni internazionali ha il compito di autorizzare l'ingresso e la permanenza del minore adottato in Italia.

L'Ente deve provvedere insieme alla coppia a predisporre la documentazione per permettere al minore di uscire dal suo Paese d'origine ottenendo passaporto e visto di ingresso - quest'ultimo rilasciato dal Consolato italiano .

L'adozione internazionale e l'arrivo del minore in Italia producono importanti effetti giuridici. In primo luogo l'adottato diventa a tutti gli effetti un figlio nato nel matrimonio della coppia che lo ha adottato e assume il cognome del padre adottivo. Oltre a questo vengono a cessare tutti i rapporti che aveva l'adottato con la famiglia d'origine.

Una volta rientrati in Italia i neo genitori dovranno sbrigare una serie di pratiche per permettere al minore di rimanere in Italia in maniera definitiva. In particolare i genitori adottivi devono presentare alla polizia di frontiera tutti i documenti che permettono l'accesso in Italia come il visto e il passaporto, insieme ai documenti attestanti la sentenza di adozione.

La coppia deve poi presentare apposita domanda di riconoscimento della sentenza emessa all'estero presso il Tribunale dei Minori italiano. Prima della delibazione della sentenza, infatti, il minore non è per lo Stato italiano figlio della coppia e potrà essere iscritto all’anagrafe solo come convivente.

La procedura è differente se si tratta  di adozione di maggiorenni stranieri.

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