Affidamento degli animali domestici

Mi chiamo Sabrina D'Ascenzo, sono un avvocato del Foro di Roma e mi occupo di tutela legale per la famiglia, in particolare di tutto ciò che riguarda l'affidamento. Assisto le persone nelle cause di affidamento di animali domestici ma anche quello esclusivo o super esclusivo, l'affidamento congiunto o quello condiviso. Offro consulenza e assistenza legale in materia di diritti e doveri dei figli minorenni e maggiorenni.

Avvocato per affidamento degli animali domestici a Roma, con studio in zona Prati. Sono a disposizione per chiarimenti e assistenza.

Avvocato per Affidamento degli animali domestici a Roma zona Prati: consulenza legale con l'avvocato Sabrina D'Ascenzo

La legge nulla dice circa l'affidamento degli animali domestici in caso di separazione della coppia.

Certamente entrambi i padroni potrebbero trovare un accordo tra di loro senza portare la questione in Tribunale. In caso di separazione consensuale, non sono mancate pronunce di omologazione degli accordi di separazione relativi alla suddivisione delle spese di mantenimento e cura dell’animale.

Il discorso è completamente differente nel caso di separazione giudiziale. In questa ipotesi la questione deve essere risolta dai coniugi in autonomia poiché non è un argomento di cui il Tribunale ha l'obbligo di occuparsi.

Che cosa fare in caso di distanza

Al momento attuale esiste molta confusione riguardo il tema dell'affidamento degli animali domestici in caso di separazione. I diversi tribunali d'Italia hanno manifestato un atteggiamento completamente differente riguardo l’argomento, tanto che non esiste una linea chiara e precisa da seguire.

Generalmente, quindi, si lascia massima libertà ai coniugi di potersi gestire in autonomia l'animale domestico. Con riferimento ad un’ipotesi di separazione consensuale, si richiama una pronuncia del Tribunale di Como, decr. 3 febbraio 2016,   che ha disposto l’omologa delle condizioni di separazione consensuale di una coppia senza figli, i cui accordi concernevano solo la gestione del cane della coppia, sotto il profilo sia economico, sia relazionale.

Così il provvedimento: ”(...) devesi rilevare che le condizioni relative alla suddivisione delle spese di mantenimento e di cura del cane rivestono un indubbio contenuto economico, al pari di qualunque altra spesa relativa a beni o servizi di interesse familiare, né contrastano con alcuna norma cogente, talché nulla quaestio circa il loro inserimento nella presente sede e conseguente omologa; quanto alle condizioni relative agli altri aspetti del rapporto con l’animale, esse (ricalcando impropriamente sul piano terminologico le clausole generalmente adottate in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori, il che a questo giudice pare una caduta di stile sul piano culturale) di fatto si preoccupano di assicurare a ciascuno dei comproprietari la frequentazione con l’animale (in via alternata) e la responsabilità sullo stesso; trattandosi di animale di affezione e/o di compagnia (secondo la definizione di cui alla convenzione di Strasburgo 13 novembre 1987 e alla l. reg. Lombardia 20 luglio 2006 n. 16), non v’è dubbio che dette questioni, al di là della impropria assimilazione alla relazione genitoriale sul piano lessicale, rivestano un particolare interesse per i coniugi, interesse che, nella materia negoziale, per risultare meritevole di tutela, non si esaurisce nella sola sfera patrimoniale, siccome previsto dall’art. 1174c.c.; come già ritenuto dalla giurisprudenza di merito (Trib. Milano, ord. 2 marzo 2011), in caso di contrasto tra le parti il giudice della separazione non è tenuto ad occuparsi dell’assegnazione degli animali da affezione all’uno o all’altro dei coniugi, né della loro relazione con gli stessi (almeno sinora, ovvero de iure condito, essendo pur sempre possibile in via de iure condendo, data la fantasia del legislatore, un’estensione in tal senso dell’oggetto dei procedimenti di famiglia, come evincesi dal disegno di legge n. 3231 della XVI legislatura, che prevede di introdurre l’art. 455 ter c.c. ‘affido di animali familiari in caso di separazione dei coniugi’ con previsione anche della audizione di esperti del comportamento animale); per contro nella presente sede, in presenza di accordi liberamente assunti dai coniugi, non vi è luogo a provvedere circa il merito di dette questioni ma solo a verificare la sussistenza dei presupposti della omologazione come sopra richiamati; a tal fine, pur invitandosi le parti, per il futuro (per es. in caso di divorzio o modifica delle condizioni di separazione) a regolare altrimenti, ovvero con impegni stragiudiziali, le sorti del loro animale domestico, devesi rilevare che i presenti accordi, anche nella parte in cui concernono interessi a contenuto non economico, non urtano con alcuna norma cogente, né con principî di ordine pubblico (…)”.

Tuttavia si può comprendere come in caso di crisi della coppia questo passaggio possa essere più complicato del previsto a causa delle incomprensioni frequenti, che possono impedire il raggiungimento di un accordo ovvero portare all’inadempimento degli accordi raggiunti.

Si richiama, al riguardo, una decisione del Tribunale di Milano, decr. 27-02-2015, che ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato da un ex convivente nei confronti dell’altro avente ad oggetto la regolamentazione dell’affidamento, delle spese e dei tempi di permanenza del cane presso l’uno e l’altra. Il ricorso era stato proposto a seguito del mancato rispetto degli accordi assunti in merito alla gestione del rapporto con l’animale domestico.

Così il provvedimento: “ritenuto che il ricorso sia inammissibile: non si mette in dubbio il principio espresso dalla giurisprudenza di merito nel senso di riconoscere all’animale da compagnia la qualità di «essere senziente», così pure riconoscendo un vero e proprio «diritto soggettivo all’animale da compagnia»; ma ciò non giustifica, fuori da una cornice disegnata dal legislatore, l’istituzione di «diritti d’azione» inediti, non sorretti da una specifica previsione normativa; ciò, peraltro, si ricava anche dalla giurisprudenza citata dal ricorrente: con Trib. Varese, decr. 7 dicembre 2011 (Foro it., Rep. 2012, voce Interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno, n. 49), il giudice non ebbe a tipizzare «nuovi» strumenti processuali, ma, nell’ambito di una amministrazione di sostegno, ebbe solo a conferire all’amministratore di sostegno il compito di garantire alla persona beneficiaria incontri con il suo cane d’affezione, in un contesto sanitario; con Trib. Milano 13 marzo 2013 (id., Rep. 2013, voce Separazione di coniugi, n. 99) e 17 luglio 2013, quest’ufficio ebbe a chiarire che, nelle separazioni consensuali e nei divorzi su ricorso congiunto, è nella facoltà dei coniugi/genitori introdurre anche patti intesi a regolare il godimento dell’animale da compagnia (purché accessori al contenuto fisiologico e naturale degli accordi compositivi della crisi familiare); ritenuto che la premessa sopra ricordata (che esiste un diritto all’animale da compagnia) non rende per ciò solo possibile giungere, in diritto, ad equiparare i figli minori agli animali da compagnia, posto che i primi solo (e non i secondi) sono persone fisiche sia nella trama codicistica di diritto interno che nella legislazione sovranazionale; ritenuto che, conseguentemente, non sia ammissibile una domanda ex art. 316, 4° comma, 337 bis c.c. in assenza di figli (…)”;

Quali sono gli obblighi dell'altro coniuge?

La legge italiana non permette una visione chiara e nitida di quali siano gli obblighi dell'altro coniuge dopo la separazione verso l'animale domestico. Come già accennato in precedenza, la migliore cosa è scegliere in autonomia insieme all'altro coniuge come gestirsi l'animale domestico. Nel caso si usufruisce del supporto di un avvocato di famiglia, questo saprà consigliare quale è la migliore strategia per ottenere uguali diritti.

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