Separazione coniugale

Mi chiamo Sabrina D'Ascenzo, sono un avvocato del Foro di Roma e mi occupo di tutela legale per la famiglia, in particolare di tutto ciò che riguarda le separazioni. Assisto le persone nelle cause di separazione coniugale, di fatto o giudiziale, con figli o dei coniugi.

Avvocato per separazione coniugale a Roma, con studio in zona Prati. Sono a disposizione per chiarimenti e assistenza. Offro consulenza e assistenza legale in materia di diritti e doveri dei figli minorenni e maggiorenni.

Avvocato per Separazione coniugale a Roma zona Prati: consulenza legale con l'avvocato Sabrina D'Ascenzo

La separazione dei coniugi è regolata da una serie di norme del codice civile e del codice di procedura civile oltre che da una serie di leggi speciali. Con l'istituto giuridico della separazione personale dei coniugi viene sospeso il dovere di coabitazione e attenuati gli altri effetti del matrimonio.

Perché si realizzi l'istituto della separazione personale occorre che siano presenti alcuni presupposti. La separazione può infatti essere chiesta per due motivi:

  1. Grave pregiudizio nell'educazione dei figli. Il mancato accordo tra una coppia può infatti influire negativamente sulla loro psiche e sullo sviluppo personale dei figli.
  2. Convivenza non più tollerabile. L'intollerabilità della convivenza può essere causata da entrambi i coniugi o da solo uno di essi. Secondo l'articolo 151 del codice civile, anche chi ha causato l'intollerabilità può chiedere la separazione. Secondo la giurisprudenza, tuttavia, la prova dell’intollerabilità della convivenza è insita nel fatto stesso della richiesta di separazione, pertanto è possibile affermare che per avere la separazione basta volerla.

L’ordinamento giuridico prevede due tipologie di separazione: consensuale e giudiziale. Pur essendoci delle differenze sostanziali che verranno illustrate in seguito, tutte e due le tipologie di separazione personale dei coniugi, rappresentano un istituto transitorio che può evolversi in due direzioni: riconciliazione o divorzio, ma possono anche rappresentare la soluzione definitiva della crisi se i coniugi non riprenderanno la convivenza ma neppure chiederanno lo scioglimento del vincolo. Nella pratica esiste anche una terza tipologia di separazione, laddove i coniugi, trovata una soluzione soddisfacente del rapporto di coppia rimasto in vita, optino per la separazione di fatto.

Una differenza importante tra le tre tipologie è legata alla presentazione di un ricorso al tribunale che si ha sia nella separazione di tipo consensuale che in quella di tipo giudiziale. Nella separazione di fatto, invece, i coniugi si separano senza nessun ricorso e quindi senza alcun intervento da parte del giudice. In questo caso potrebbero presentarsi dei problemi sul piano giuridico, in assenza di una regolamentazione dei rapporti reciproci e di quelli con la prole.

Separazione consensuale

Nella separazione consensuale i coniugi realizzano un accordo che deve essere poi omologato dal tribunale. L'accordo in questione riguarda tutte le questioni connesse alla separazione matrimoniale come per esempio l'affidamento dei figli, l’assegnazione della casa coniugale, il mantenimento del coniuge e dei figli.

Compito del tribunale è quello di verificare la legittimità dell'accordo per verificare che esista effettivamente il reciproco consenso e che, soprattutto in presenza di minori, l'affidamento non leda i loro interessi.

L'accordo per l'ottenimento della separazione consensuale si definisce originario quando viene presentato da entrambe le parti. Si definisce invece successivo quando l'istanza di separazione viene presentata da una sola parte per poi diventare consensuale in un momento successivo.
In quest'ultimo caso il legislatore non ha ancora definito il termine ultimo entro il quale l'altra parte debba esprimere il proprio consenso. Per prassi questo termine si individua in due momenti diversi: o nella fase ove avviene il tentativo di riconciliazione o in momenti successivi ossia davanti al giudice istruttore a causa già avviata.

Una delle due parti potrebbe decidere di revocare il consenso. In questo caso il termine è stabilito nella fase in cui il giudice dichiara fallito il tentativo di riconciliazione.

Il tribunale, una volta analizzata la legittimità dell'accordo può dare parere favorevole omologando l'atto con decreto che comunque può essere impugnato in Corte d'Appello o dare un parere negativo.

In particolare, quando l’accordo dei coniugi relativamente all’affidamento e mantenimento dei figli è in contrasto con l’interesse di questi il giudice riconvoca i coniugi indicando ad essi le modificazioni da adottare nell’interesse dei figli, e, in caso di inidonea soluzione, può rifiutare allo stato l’omologazione.

Separazione giudiziale

La separazione giudiziale presenta un iter più lungo e complesso e la mancanza di accordo tra le parti. In genere il ricorso viene infatti presentato da uno solo dei coniugi al presidente del tribunale dove si trovava l'ultima residenza comune della coppia sposata.

Il soggetto che ha presentato il ricorso, e avviato l’iter per la separazione dei coniugi, ha il dovere di fornire tutte le informazioni utili sulle quali si fonda la richiesta di separazione e una dichiarazione sull'eventuale esistenza della prole. Il presidente del tribunale ha il compito di fissare una data per l'udienza dove dovranno essere presenti entrambi i coniugi e spetterà all'istante comunicare il decreto all'altro coniuge.

Nel momento che intercorre tra la notifica e l'udienza, entrambe le parti possono depositare una serie di informazioni di carattere personali e economiche, come ad esempio la dichiarazione dei redditi. Questi fattori, sono maggiormente da prendere in considerazione nel caso sia in atto una separazione con figli o le due parti condividono una serie di interessi economici. Il giorno dell'udienza il presidente deve tentare la riconciliazione. Se questa ha esito positivo la causa si estingue, in caso contrario il presidente  dà con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti ritenuti opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione e trattazione davanti a questi.

Dinanzi il giudice istruttore possono essere portate nuove prove relative alla prole o alle condizioni economiche delle parti.  Al termine del processo viene emessa sentenza di separazione, che può essere impugnata secondo le regole previste per le sentenze ordinarie da un avvocato di famiglia.

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