Affidamento congiunto

Mi chiamo Sabrina D'Ascenzo, sono un avvocato del Foro di Roma e mi occupo di tutela legale per la famiglia, in particolare di tutto ciò che riguarda l'affidamento. Assisto le persone nelle cause di affidamento  congiunto ma anche quello super esclusivo, l'affidamento esclusivo, degli animali domestici o quello condiviso. Offro consulenza e assistenza legale in materia di diritti e doveri dei figli minorenni e maggiorenni.

Avvocato per affidamento congiunto a Roma, con studio in zona Prati. Sono a disposizione per chiarimenti e assistenza.

Avvocato per Affidamento congiunto a Roma zona Prati: consulenza legale con l'avvocato Sabrina D'Ascenzo

Prima della legge 8 febbraio 2006 n. 54, la disciplina dell’affidamento dei figli prevedeva l’affidamento individuale al genitore che appariva più idoneo e, dal 1987, la possibilità di affidamento congiunto a Roma e alternato. Peraltro, la giurisprudenza aveva continuato a privilegiare l’affidamento individuale.

Con la l. 54 del 2006 si è introdotto il cosiddetto affidamento condiviso, quale regola dell’affidamento dei figli nella crisi della coppia, così equiparando l'Italia a molti altri paesi europei, che avevano già scelto di adottare un simile approccio in materia.

Entriamo dunque nel dettaglio, cercando di capire quali sono le principali differenze tra affidamento congiunto e affidamento condiviso.

L'affidamento congiunto prevedeva che, a seguito di separazione o di divorzio, entrambi i genitori avrebbero mantenuto l’esercizio della potestà genitoriale (ora responsabilità genitoriale), di conseguenza anche il genitore non convivente aveva voce in capitolo in merito alle decisioni riguardanti la vita dei loro figli ma tale istituto aveva carattere residuale ed eventuale.

Successivamente, il legislatore, con la già menzionata legge 8 febbraio 2006 n. 54, poi seguita dalla legge 154 del 2013, ha introdotto un principio ricco di implicazioni di natura pratica, ovvero il diritto alla bigenitorialità, quale diritto del minore “di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi i genitori “. A differenza del passato, dunque, l’affidamento esclusivo è diventata soluzione residuale, dovendo il tribunale, chiamato a decidere, valutare prioritariamente la possibilità di affidare i figli a entrambi i genitori.

Tale disciplina è comune per tutte le crisi di coppie con figli, coniugate e non.

Cosa fare quando ci sono dei bambini?

Se una coppia si separa o divorzia e ci sono dei bambini, sulla base del principio della bigenitorialità entrambi i genitori  hanno il diritto, o meglio, il dovere di conservare il loro ruolo di genitore e dunque di condividere del tempo e dei momenti di vita con i propri bambini, a meno che il giudice non disponga il cosiddetto affidamento esclusivo, di cui parleremo a breve.

Il vigente affidamento condiviso mira dunque a garantire un’effettiva compartecipazione dei genitori nelle scelte riguardanti la crescita e formazione del figlio minore , a prescindere dal fatto che il genitore conviva o meno con i propri figli, tuttavia non è raro che tale principio divenga complesso da tradurre dal punto di vista pratico. È piuttosto, frequente, ad esempio, che uno dei due genitori si dimostri poco collaborativo nei confronti dell'altro e non sono rari neppure dei veri e propri casi di ostruzionismo, in cui uno dei genitori impedisce all'altro di poter esercitare il proprio ruolo di genitore pur avendone pieno diritto.

In casi come questi, ovviamente, è fondamentale rivolgersi a un avvocato di famiglia che possa suggerire le soluzioni più vantaggiose in relazione alle fattispecie del singolo caso. Un giudice, al cospetto di una situazione alquanto burrascosa, potrebbe anche prendere la decisione di ricorrere all’affidamento familiare.

Differenza con l'affidamento esclusivo

Sulla base di quanto detto, dunque, nel momento in cui una coppia di coniugi sceglie di percorrere l'iter che porta alla separazione o al divorzio ovvero una coppia di fatto cessi di convivere, i principi di riferimento sono quelli della bigenitorialità: ogni figlio, nato al di fuori o all’interno del matrimonio, ha diritto di mantenere un rapporto di frequentazione, regolare, stabile ed equilibrato con entrambi i genitori e ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi.

Ciò non esclude che conviva in prevalenza con uno dei genitori (c.d. genitore collocatario), individuato sulla base dell’interesse del minore.

Infatti, il cosiddetto affidamento condiviso consiste nella condivisione delle decisioni, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione, relative alla sfera personale e patrimoniale del minore ma non impone una suddivisione rigidamente paritaria dei tempi di permanenza del figlio press o i genitori.

Che cosa accade, tuttavia, se uno dei genitori viene giudicato inadatto? Qualora un giudice dovesse esprimersi in questo modo, reputando inadatto al ruolo di genitore uno dei due genitori o comunque ritenendolo nocivo per la buona crescita dei figli, può sancire un affidamento esclusivo. Con l'affidamento esclusivo, dunque, i figli vengono affidati soltanto ad uno dei genitori, che ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale, tuttavia le questioni di maggior interesse (istruzione, educazione, salute e scelta della residenza) vanno assunte di comune accordo. Nel caso in cui entrambi i genitori dovessero essere valutati inadatti, invece, il giudice può provvedere un affidamento a soggetti terzi. Se opportuno nell’interesse del minore, il giudice può anche disporre un affidamento super esclusivo ad uno dei genitori. In tal caso al genitore affidatario è dato l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale, con riferimento a tutte le questioni, sia ordinarie che di maggior interesse, fermo restando per il genitore non affidatario il diritto/dovere di vigilare sull’istruzione e sull’educazione del figlio e di ricorrere al giudice se ritiene che l’altro genitore assuma decisioni pregiudizievoli per il minore.

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