Obbligo di mantenimento figli maggiorenni: non è escluso dal conseguimento di borsa di studio (Cass. Civ., sentenza n. 1448 del 23 gennaio 2020)

Il fatto. Con sentenza del 16.1.2018 la Corte d’Appello di Messina confermava la pronuncia con cui il Tribunale di quella città aveva pronunciato la separazione personale dei coniugi tra D.P.A. e C.A.G., prevendo l’addebito nei confronti del marito e la spettanza dell’assegno di mantenimento in favore sia della moglie che delle figlie.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il marito, lamentando, tra l’altro, la violazione e falsa applicazione dell’art. 337-ter c.c., degli artt. 113 e 116 c.p.c., in riferimento al contributo in favore delle figlie pari ad euro 650,00, oltre spese straordinarie.

A sostegno delle proprie ragioni il ricorrente deduceva che la figlia D.E. era diventata maggiorenne, aveva lasciato la casa familiare ed aveva, ormai, raggiunto l’indipendenza economica, in quanto beneficiaria di una borsa di studio. 

In questa pronuncia la Suprema Corte torna ad affrontare la questione concernente i presupposti dell’esistenza dell’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne da parte dei genitori.

Il giudice di legittimità ha ribadito che l’obbligo del genitore separato di provvedere al mantenimento del figlio non cessa con il raggiungimento della maggiore età, e che, a tal fine, occorre che il genitore interessato dia prova del conseguimento dell’indipendenza economica.

Nella specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto, dunque, di escludere il conseguimento dell’indipendenza economica, non reputando sufficiente la titolarità di una borsa di studio (di euro 800,00) correlata ad un dottorato di ricerca, sia per la sua temporaneità sia per la modestia dell’introito in rapporto alle incrementate, presumibili necessità, anche scientifiche, del beneficiario.

La sentenza in oggetto è lo spunto per una breve disamina dell’atteggiarsi dell’onere della prova nelle ipotesi in cui il genitore intenda opporsi, o chiedere la revoca, al riconoscimento di un assegno di mantenimento in favore del figlio maggiorenne.

Occorre, innanzitutto, premettere che l’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne cessa sia quando questi ha raggiunto l’indipendenza economica sia quando egli non sia divenuto economicamente indipendente per colpa propria.

Ebbene, il principio che sia il genitore interessato a dover provare il raggiungimento (o il mancato raggiungimento per colpa) dell’indipendenza economica da parte del figlio maggiorenne non opera in quelle situazioni in cui per l’età del figlio ovvero per la durata del distacco dalla fine degli studi deve presumersi o che non è autosufficiente per propria colpa (ad esempio perché non si è attivato per cercare un lavoro) oppure che ha raggiunto l’indipendenza economica. In questi casi spetterà al figlio dimostrare di non essere riuscito a trovare un’adeguata collocazione nel mondo del lavoro per ragioni estranee ad una sua responsabilità.

Come affermato, infatti, in Cass. Civ., sentenza n. 19696 del 22 luglio 2019 “la prova del raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa è ricavabile anche in via presuntiva dalla formazione acquisita e dalla esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia spendibile. La prova contraria non può che gravare sul figlio maggiorenne che pur avendo completato il proprio percorso formativo non riesca ad ottenere, per fattori estranei alla sua responsabilità, una sufficiente remunerazione della propria capacità lavorativa.

Tuttavia anche in questa ipotesi vanno valutati una serie di fattori quali la distanza temporale dal completamento della formazione, l’età raggiunta, ovvero gli altri fattori e circostanze che incidano comunque sul tenore di vita del figlio maggiorenne e che di fatto lo rendano non più dipendente dal contributo proveniente dai genitori.”.

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