Come fare una impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità

Per eseguire un'impugnazione del riconoscimento di un figlio naturale per difetto di veridicità è necessario rivolgersi ad un avvocato competente, in modo da procedere secondo i termini di legge. Un'azione del genere può essere chiesta da chiunque abbia un sospetto che un avvenuto riconoscimento di paternità di un figlio nato al di fuori del matrimonio non corrisponda al vero.

In particolare l'articolo 263 del Codice Civile prevede che possono impugnare il riconoscimento: l'autore del riconoscimento stesso entro un anno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita oppure dalla conoscenza della propria impotenza; dalla madre entro un anno dalla conoscenza dell’impotenza del presunto padre; da chiunque altro abbia interesse entro cinque anni dall'avvenuta annotazione del riconoscimento e dallo stesso figlio riconosciuto senza limitazioni di tempo. 

Se il figlio non ha raggiunto la maggiore età, l'articolo 264 dispone che l’azione può essere promossa da un curatore speciale del minore età, nominato su istanza del minore, se ha compiuto quattordici anni, dell’altro genitore o del pubblico ministero.

Se il figlio che ha chiesto l'impugnazione muore senza averla portata a termine possono subentrare il coniuge e tutti i suoi discendenti, purché agiscano entro un anno dal decesso dello stesso.

Tra le prove da esibire in tribunale c'è sicuramente il test del DNA, ma possono essere portate anche presunzioni oppure testimonianze dirette. Può rilevare, anche, il contegno dell’interessato, che si opponga alla c.t.u. genetica. Quello che bisogna dimostrare in tribunale è che il soggetto che ha riconosciuto il figlio non è il suo vero padre biologico. Quando l'azione è richiesta da terzi le motivazioni possono essere di tipo patrimoniale ma anche morale, per dare piena luce alla verità.

Queste azioni legali sono spesso complesse, mettono in gioco aspetti della vita delle persone delicati, per queste motivazioni è necessario affidare il caso ad un avvocato di fiducia, che abbia una comprovata conoscenza della materia.

L’accoglimento dell’impugnazione per difetto di veridicità determina la perdita dello status di filiazione e l’estinzione dell’obbligo di mantenere colui che era stato riconosciuto.

La giurisprudenza di legittimità, inoltre, ammette l’impugnazione anche se il riconoscimento era avvenuto in mala fede, ma l’autore del riconoscimento, soprattutto se è decorso molto tempo dal riconoscimento stesso, potrà essere condannato a risarcire il danno non patrimoniale al figlio, per lesione del suo diritto all’identità personale, al nome, alle relazioni sociali e alla dignità. L'impugnazione del riconoscimento, dunque, deve sempre essere richiesta per delle ragioni più che valide, soprattutto in presenza di un minore.

Un ottimo avvocato di famiglia saprà sempre affrontare ogni evenienza, consigliando al meglio ogni suo cliente, anche per cause di disconoscimento della paternità ed in tutti quei casi dove serva l'operato di un avvocato matrimonialista esperto.   

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