Adozione in casi particolari: l’assenso del genitore biologico deve essere attuale, pieno e incondizionato

Adozione in casi particolari: l’assenso del genitore biologico deve essere attuale, pieno e incondizionato.

(Cass. Civ., ordinanza n. 19666 del 13 aprile 2021)

Per l’adozione in casi particolari l’art. 46, l. 184/1983, richiede l’assenso dei genitori del minore e l’eventuale diniego è superabile con un diverso apprezzamento del giudice a meno che non si tratti di dissenso espresso da genitori esercenti la responsabilità genitoriale. In questa pronuncia la Suprema Corte esamina, in particolare, la questione concernente i requisiti necessari affinché possa ritenersi espresso l’assenso all’adozione non legittimante da parte del genitore naturale, richiesto dalla citata norma, ed esclude che possa desumersi da dichiarazioni ipotetiche e non univoche.

Il fatto.  La madre biologica della minore K. era dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale e durante la sua detenzione in carcere per spaccio di stupefacenti la minore era affidata dapprima alla nonna materna, in seguito alla signora Z.

Successivamente, la signora Z. e il proprio coniuge presentavano innanzi al Tribunale per i Minorenni di Genova domanda di adozione ai sensi dell’art. 44, lett. D, l. 184/1983.

Nelle more del procedimento di adozione la madre naturale di K era reintegrata nella responsabilità genitoriale con provvedimento del tribunale di Chertanovo (Mosca), di cui era data comunicazione al Tribunale di Genova, e reclamava il ricongiungimento con la figlia ma il tribunale russo confermava la legittimità della nomina della signora Z. come tutore della minore.

Il Tribunale di Genova accoglieva, dunque, la domanda di adozione, aprendo, contestualmente, un procedimento di volontaria giurisdizione avente ad oggetto la valutazione della futura ripresa dei rapporti con la madre naturale.

In particolare, il Tribunale di Genova escludeva che le dichiarazioni della madre naturale valessero quale assenso, richiesto dall’art. 46, c. 1, l. 184/1983, ma, trattandosi di genitore titolare di responsabilità genitoriale non esercitata in concreto per mancanza di un rapporto effettivo con la figlia, pronunciava ugualmente l’adozione ritendo il diniego contrario all’interesse primario della minore.

Investita dell’impugnazione del provvedimento di primo di grado, la Corte d’Appello di Genova respingeva sia l’appello principale proposto dalla madre naturale sia l’appello incidentale proposto dagli adottandi e volto alla revoca delle disposizioni relative al ripristino dei rapporti madre-figlia.

Motivava la Corte d’appello affermando che: il reintegro nella responsabilità genitoriale da parte del tribunale russo non poteva prevalere sulle statuizioni del Tribunale per i minorenni di Genova, tenuto conto che non aveva revocato la tutrice dalle sue funzioni, con conseguente liceità dell’ingresso e permanenza in Italia della minore; l’adozione in casi particolari ex art. 44, lett. d, l. 184/1983, non presuppone uno stato di abbandono o semi-abbandono del minore, poiché la richiesta “impossibilità di affidamento preadottivo” va intesa come impossibilità di fatto, ravvisabile quando vi sia necessità di salvaguardare la relazione affettiva tra minore e adottante; la madre naturale aveva espresso l’assenso all’adozione.

Avverso la pronuncia della Corte d’Appello ha proposto ricorso per cassazione la madre naturale.

La Suprema Corte esamina in primo luogo il quarto motivo di ricorso, con il quale la ricorrente lamenta l’errata valenza riconosciuta dalla Corte d’Appello di Genova alle dichiarazioni rese in primo grado dalla madre naturale: “riguardo alla bambina non intendo portarla via perché qui ha il suo ambiente e le sue amicizie. Ho la possibilità di trasferirmi definitivamente in Italia per stare vicina a mia figlia e crescerla insieme alla sua attuale famiglia. Mi oppongo invece all’adozione ex art. 44. Non accetto che abbia due cognomi. La bambina ha 11 anni e si è abituata ad avere un cognome e potrebbe essere turbata dal fatto di averne due. Tuttavia, se la bambina lo volesse veramente accetterei l’adozione. Se lei mi dice che sta bene dove si trova, non intendo turbarla e do il mio consenso a che resti qui in Italia”.

Il Giudice di legittimità osserva, al riguardo, che la Corte d’appello ha errato nel ravvisare l’assenso in presenza di una dichiarazione di dissenso (“mi oppongo invece all’adozione...”) sebbene seguita da un’ipotetica possibilità di consentire, condizionata all’accertamento della volontà della minore.

L’acquisizione del consenso del genitore biologico è, infatti, elemento centrale e indispensabile dell’accertamento dei requisiti previsti dalla legge ai fini dell’adozione in casi particolari, pertanto non può essere ricavato da dichiarazioni vaghe e condizionate.

In mancanza di assenso la Corte d’Appello avrebbe dovuto verificare in concreto, fornendo adeguata motivazione, il preminente interesse del minore alla filiazione adottiva.

La Corte di Cassazione accoglie, quindi, il motivo di ricorso, e, ritenendo assorbiti gli altri, cassa la pronuncia impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Genova che dovrà attenersi al seguente principio di diritto: ”in tema di adozione in casi particolari, l’assenso del genitore dell’adottando previsto dalla L. n. 184 del 1983, art. 46, quale presupposto necessario per tale tipo di adozione – non può desumersi implicitamente da dichiarazioni dal contenuto ipotetico e non univoco, proiettate nel futuro e condizionate a circostanze che dovranno verificarsi in un momento successivo a quello della prestazione dell’assenso stesso, dovendo questo avere le caratteristiche dell’attualità e della pienezza, a prova di una piena adesione del genitore naturale all’adozione non legittimante del minore. La valutazione della corrispondenza del diniego al preminente interesse del minore interviene solo successivamente all’effettivo esperimento dell’acquisizione della volontà dei genitori biologici”.

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