Mantenimento figli: il genitore obbligato a corrisponderlo all’altro genitore non è liberato se paga a mani del figlio divenuto maggiorenne pur in presenza di accordo tra le parti che riconosca il figlio quale creditore

Assegno di mantenimento figli: il genitore che, in virtù di provvedimento giudiziario, sia obbligato a corrisponderlo all’altro genitore, non è liberato se paga a mani del figlio divenuto maggiorenne pur in presenza di accordo tra le parti che riconosca il figlio quale creditore.

(Cass. Civ., sez. III, ordinanza n. 9700 del 13 aprile 2021)

In questa pronuncia la Suprema Corte afferma che in presenza di un provvedimento giurisdizionale che indichi come creditore dell’assegno di mantenimento uno dei genitori, il genitore obbligato non sarà liberato, e risulterà comunque inadempiente, nell’eventualità in cui corrisponda l’assegno direttamente al figlio maggiorenne, pur in presenza di un accordo tra i genitori che sostituisca con il figlio il creditore fissato nel titolo giudiziale. Diversa è l’ipotesi in cui il genitore beneficiario indichi il figlio quale destinatario del pagamento, ossia soggetto autorizzato a riscuotere il credito in nome e per conto del creditore. In tal caso il coniuge già beneficiario dell’assegno ne rimane creditore ma il genitore obbligato potrà validamente pagare versandolo a mani del figlio.

Il fatto. Con sentenza del 2002 il Tribunale di Padova pronunciava la separazione giudiziale tra PM e ADN, ponendo a carico del marito, ADN, l’obbligo di corrispondere alla moglie l’assegno mensile di euro 300,00 per il mantenimento del figlio minore.

Nel 2011 la moglie notificava al marito atto di precetto per assegni di mantenimento non pagati.

Proponeva opposizione il marito, deducendo di aver sempre versato il mantenimento per il proprio figlio, versandolo alla madre e, successivamente al conseguimento della maggiore età, direttamente al figlio, su accordo con la madre stessa.

L’opposizione era accolta dal Tribunale, che, ritenuto provato l’accordo tra i coniugi, giudicava adempiuta da parte del marito la propria obbligazione.

Avverso la sentenza del Tribunale proponeva appello la moglie e la Corte d’appello di Venezia accoglieva l’impugnazione, ritenendo, tra l’altro, che se la sentenza di separazione pone a carico di uno dei coniugi un assegno mensile a titolo di contributo per il mantenimento del figlio, tale obbligazione va adempiuta anche dopo il raggiungimento del maggiore età del figlio continuando a versare l’assegno al coniuge creditore e non al figlio. Ciò fintanto che non sopraggiunga un mutamento in sede in giudiziaria, essendo irrilevante al fine di escludere l’inadempimento del genitore che abbia pagato l’assegno direttamente al figlio sia la circostanza che il figlio l’abbia effettivamente utilizzato per il proprio mantenimento sia l’eventuale accordo tra i genitori.

La sentenza della Corte d’appello era impugnata dal marito, che proponeva ricorso per Cassazione conclusosi con pronuncia di rigetto.

La Suprema Corte esclude che, come ritenuto dal ricorrente, i coniugi possano modificare le statuizioni relative all’assegno di mantenimento contenute nella sentenza di separazione senza necessità di un nuovo provvedimento giurisdizionale, poiché la determinazione dell’assegno di mantenimento dei figli risponde ad un superiore interesse di quelli, interesse indisponibile dalle parti.

Quindi se il provvedimento giudiziale indica quale coniuge debba essere debitore e quale creditore dell’obbligo di mantenimento, i coniugi non possono porre nel nulla tale pronuncia con un successivo accordo volto a mutare la persona del creditore.

Piuttosto il coniuge beneficiario dell’assegno potrebbe, ai sensi dell’art. 1188 c.c., indicare il figlio quale adiectus solutionis causa, soggetto riceverà la somma non in quanto creditore dell’assegno ma in nome e per conto del genitore creditore del contributo economico. Solo in tal caso il pagamento direttamente a mani del figlio maggiorenne potrà avere effetti liberatori per il genitore obbligato.

Nel caso sottoposto all’esame della Corte, il ricorrente, invece, aveva dedotto l’esistenza di un accordo con la madre del figlio, in virtù del quale questo non era un semplice adiectus ossia soggetto autorizzato a riscuotere il credito del coniuge creditore, ma era indicato come il vero creditore, pertanto tale accordo doveva ritenersi nullo.

Né, in contrario, aggiunge la Suprema Corte, assume rilievo il richiamo fatto dal ricorrente all’art. 337 septies, comma primo c.c., a tenor del quale “il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto.”

Tale norma va intesa, infatti, nel senso che il pagamento dell’assegno di mantenimento direttamente al figlio maggiorenne può essere frutto soltanto di una decisione dell’autorità giudiziaria e non è una facoltà dell’obbligato.

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