Assegno di mantenimento figli maggiorenni: non riducibile solo perché ritenuto diseducativo in quanto troppo elevato

Assegno di mantenimento figli maggiorenni: non riducibile solo perché ritenuto diseducativo in quanto troppo elevato
(Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 2020 del 28 gennaio 2021)

In questa pronuncia la Suprema Corte torna ad affrontare a pochi giorni di distanza la questione della rilevanza dell’interesse morale ai fini della riduzione dell’assegno di mantenimento. Come già si era espressa con riferimento al contributo per il mantenimento in favore di figlio minorenne (cfr Cass. civ., sez. VI, ord. n. 303 del 13 gennaio 2021), la Corte esclude che l’interesse morale sia parametro per la quantificazione dell’assegno, che va, invece, determinato tenuto conto non solo delle attuali esigenze del figlio ma anche del tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi genitori, dei tempi di permanenza presso ciascuno di loro e delle risorse economiche di entrambi i genitori.

Il fatto. La Corte d’Appello di Roma confermava la sentenza impugnata, che, pronunciando nel giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto tra gli ex coniugi, aveva, tra l’altro, posto a carico dell’ex marito un assegno per il mantenimento della moglie di euro 1.000,00 e un contributo per il mantenimento dei figli maggiorenni di euro 3.500,00, di cui 2.000,00 da versare alla ex moglie ed euro 750,00, per ciascuno, ai figli.  

A fondamento della propria pronuncia la Corte d’Appello invocava, quanto all’assegno divorzile in favore della moglie, la necessità di garantirle lo stesso tenore di vita avuto in costanza di matrimonio e, quanto all’assegno di mantenimento dei figli, la congruità dello stesso rispetto alle accresciute esigenze dei figli.

Avverso la sentenza della Corte d’Appello proponeva ricorso per cassazione il marito.

Il giudice di legittimità, dopo aver ritenuto fondate le doglianze del ricorrente in merito all’assegno di divorzio, da ritenersi non ancorato al tenore di vita ma avente la finalità di garantire al coniuge richiedente economicamente più debole il raggiungimento di un livello reddituale adeguato al suo contributo  fornito alla vita familiare, si sofferma sul terzo motivo di ricorso relativo all’assegno di contributo per il mantenimento dei figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti.

Secondo il ricorrente l’importo riconosciuto ai figli doveva considerarsi contrario alle previsioni di legge, poiché esorbitante rispetto ai loro reali bisogni e dannoso. Ciò in quanto i figli sarebbero stati messi nella condizione di non essere in grado, per il futuro, di adeguarsi a quello che sarebbe stato il tenore di vita quando sarebbero entrati nel mondo del lavoro, non avendo mai a disposizione una cifra analoga a quella dell’assegno di mantenimento una volta pagate tutte le spese.

Diverse le conclusioni cui perviene la Suprema Corte: l’interesse morale non rientra tra i parametri ai quali l’art. 337 ter c.c. fa riferimento per la determinazione dell’assegno di mantenimento dei figli, ossia le esigenze attuali dei figli in rapporto al tenore di vita dei figli in costanza di convivenza con i genitori, ai tempi di permanenza presso ciascuno di essi e alle risorse economiche dei genitori.   L’interesse del figlio, prosegue la Corte, rappresenta certamente il fine al quale ispirare l’esercizio della responsabilità genitoriale e ogni provvedimento giudiziale.

In particolare, in materia di assegno di mantenimento dei figli, l’interesse morale ha una funzione strumentale, ossia rileva nel senso che il contributo economico deve consentire al figlio, con la cura, l’educazione e l’istruzione anche le frequentazioni e le opportunità di crescita sociale ma non può, anche, determinare “l’ingiustificata retrocessione delle condizioni di vita materiale quasi che le difficoltà educative siano ascrivibili all’ammontare dell’assegno”.

La sentenza in oggetto conferma le conclusioni cui già era pervenuta la Corte Cassazione nella pronuncia n. 303 del 13.1.2021, concernente analoga questione relativa ad assegno di mantenimento in favore di figlio minorenne.  Anche in tale pronuncia il giudice di legittimità ha sottolineato che nella determinazione del contributo economico per i figli non assume rilievo l’interesse morale, poiché, come si evince dal dettato normativo, la decisione del giudice “dovrà avere come termini di confronto, insieme ai tempi di permanenza del minore presso ciascun genitore e alle risorse economiche di entrambi, nella valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore, le attuali esigenze del figlio ed il tenore di vita da lui goduto all’interno del nucleo familiare senza valutazioni dirette ad operare impropri scivolamenti nella morale delle famiglie”.

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