Assegno divorzile: revocabile se l’ex coniuge si fa garantire il pagamento del canone di locazione dal nuovo partner, anche in difetto di coabitazione.

Assegno divorzile: revocabile se l’ex coniuge si fa garantire il pagamento del canone di locazione dal nuovo partner, anche in difetto di coabitazione.

(Cass. Civ., sez. VI, sentenza n. 12335 del 10 maggio 2021)

La ex moglie che si fa garantire da un nuovo partner il pagamento del canone di locazione perde il diritto all'assegno divorzile. Ciò anche in assenza di una prova specifica di avere instaurato una nuova convivenza: la fideiussione rispetto alla locazione stipulata vale come prova di una nuova relazione ai fini della revoca dell'assegno essendo sintomo di un progetto di vita comune.

Il fatto. Con sentenza del 05.06.2013 il Tribunale di Salerno pronunciava la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra I.C. e C.M., revocando l’assegno di mantenimento che era stato concesso a C.M. all’esito dell’udienza presidenziale, poiché la moglie istante intratteneva una nuova relazione stabile con un terzo, comprovata dal rilascio da parte del nuovo compagno di una garanzia fideiussoria per il pagamento.

La pronuncia era impugnata dalla moglie innanzi alla Corte d’appello di Salerno, che, con sentenza del 06.03.2019 respingeva il gravame.

Osservava la Corte distrettuale che, per giurisprudenza di legittimità costante, l’esistenza di una relazione stabile per la parte che richieda l’assegno divorzile conduce a negare l’assegno e che, nel caso in esame, l’esistenza di una fideiussione prestata dal terzo a garanzia del pagamento del canone di locazione, peraltro relativo ad un contratto di locazione vigente da lungo tempo, era, appunto, indice di una relazione stabile caratterizzata da sostanziale convivenza.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione C.M., affidandolo a due motivi e lamentando che la Corte d’appello aveva erroneamente negato il diritto all’assegno divorzile per aver ingiustificatamente riconosciuto valore confessorio dell’esistenza di una convivenza stabile alla dichiarazione di C.M. “Io mi frequento con una persona, ma non ho alcuna convivenza stabile” e per avere, con motivazione illogica e contradditoria, ritenuto sufficiente a provare l’autosufficienza economica della C.M., o comunque la mancanza di squilibrio economico tra gli ex coniugi, la notevole entità dell’importo del canone di locazione che la ex moglie pagava per l’abitazione in cui viveva.

Nella pronuncia in esame, la Suprema Corte evidenzia innanzitutto che la sentenza impugnata ha negato il diritto all’assegno divorzile non già per l’autosufficienza economica della ex moglie, pur ritenuta sussistente, bensì per l’esistenza di una relazione stabile con un terzo, di per sé condizione sufficiente per il venir mero del diritto a tale contributo economico.

Nell’analizzare, dunque, il primo motivo di ricorso, il Giudice di legittimità richiama il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’instaurazione di una nuova famiglia, anche di fatto, preclude in via definitiva al coniuge divorziato il diritto all’assegno divorzile, in quanto recide ogni connessione con il pregresso tenore e modello di vita esistente durante la convivenza matrimoniale. 

Ciò anche nell’ipotesi in cui non vi sia stata una modificazione in meglio delle condizioni economiche dell’ex coniuge che beneficiava dell’assegno e purché non si tratti di convivenza di altra natura, come quella con un parente o un amico.

Ai fini della prova, l’obbligato che chiede l’accertamento dell’insussistenza del diritto all’assegno divorzile deve dimostrare l’esistenza di una relazione stabile tra l’ex coniuge con un nuovo partner mentre il beneficiario dell’assegno dovrà provare che la convivenza non ha determinato la formazione di una nuova famiglia.

Osserva, poi, la Suprema Corte che il giudice d’appello, con motivazione conforme alle regole dettate in tema di onere della prova e di prova presuntiva, oltre che priva di vizi logici, ha puntualmente ponderato tutti gli indici concreti per poi ricavare la prova della stabilità della relazione dal rilascio da parte di un terzo di una garanzia fideiussoria, per il pagamento di un canone di locazione relativo ad un immobile detenuto in locazione dalla ex moglie dal 2007.

Nella decisione in esame, la Suprema Corte riprende e sviluppa quanto affermato dalla prevalente giurisprudenza, di legittimità e di merito, che ammette la sussistenza di ipotesi di famiglie di fatto caratterizzate da coabitazioni non costanti o non continue.

In particolare, “la coabitazione, all’interno dell’elemento oggettivo della convivenza è quindi attualmente un dato recessivo. Esso deve essere inteso come semplice indizio o elemento presuntivo della esistenza di una convivenza di fatto, da considerare unitariamente agli altri elementi allegati e provati e non come elemento essenziale di essa, la cui eventuale mancanza, di per sé, possa legittimamente portare ad escludere l’esistenza di una convivenza” (così, Cass. Civile 13.4.2018 n. 9178; in termini analoghi Trib Milano 30.1.2018). Invero “non può confondersi il concetto di coabitazione quotidiana con il concetto di convivenza more uxorio nell’accezione (...) di libera formazione di un nuovo progetto di vita, costante, stabile e continuativo tra due persone, che è quello che soltanto rileva ai fini della revoca dell’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile” (così, Cass. 12.12.2020, n. 28915).

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