Mantenimento figlio maggiorenne non autosufficiente: modificabile se il nuovo coniuge del genitore adotta il figlio, provvedendo ai suoi bisogni.

(Cass. Civ., sez. VI, ordinanza n. 18548 del 7 settembre 2020)

In questa pronuncia la Suprema Corte affronta l’istituto dell’adozione del maggiorenne con riferimento alla sua rilevanza ai fini dell’eventuale assegno di mantenimento a carico del genitore naturale dell’adottato.

La Corte ribadisce che l’adozione del maggiorenne non fa venir meno i diritti e doveri dell’adottato verso la famiglia d’origine, tra cui l’obbligo di mantenimento a carico del genitore, se ne ricorrono i presupposti, tuttaviaè elemento di cui il Giudice, adito per la modifica delle condizioni di divorzio, deve tener conto ai fini della modifica, o meno, dell’entità di tale contributo economico se 1) dall’adozione derivi lo stabile inserimento dell’adottato nel contesto familiare e 2) l’adottante provveda anch’egli, continuativamente e non solo occasionalmente, alle esigenze dell’adottato.

Il fatto. Con ricorso del 2 luglio 2016 al Tribunale di Spoleto M.M. chiedeva la modifica delle condizioni di divorzio e, in particolare, l’esclusione o riduzione dell’assegno di mantenimento di euro 700,00 in favore della figlia E. e la riduzione dell’assegno di euro 500,00 in favore della figlia D., entrambe maggiorenni.

A sostegno delle proprie ragioni, M.M. adduceva la rilevanza di fatti sopravvenuti, quali il nuovo matrimonio della ex moglie e l’adozione delle due figlie ormai maggiorenni da parte del nuovo marito.

Il Tribunale revocava il contributo in favore di E e riduceva ad euro 200,00 l’importo dell’assegno in favore di D.

Avverso tale pronuncia la figlia E. e la madre, nell’interesse della figlia D., con sé convivente, proponevano separati reclami alla Corte d’Appello di Perugia, che, dopo averli riuniti, li accoglieva con decreto del 29/30 novembre 2017, ponendo a carico del marito l’assegno di mantenimento, di euro 700,00 ciascuna, per entrambe le figlie.

Investita del ricorso proposto da M. avverso il citato decreto, la Corte di Cassazione pronunciava ordinanza di accoglimento, rinviando alla Corte d’Appello di Perugia, in diversa composizione, per un nuovo esame della controversia e la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

Il giudice di legittimità si sofferma, innanzitutto, sull’esatta individuazione dei confini dell’art. 9, legge 898/1970, che prevede la possibilità di revisione per “giustificati motivi” delle condizioni sancite in una sentenza di divorzio, relative all’affidamento o ai contributi economici in favore dei figli o dell’ex coniuge.

Osserva, al riguardo, la Suprema Corte che per “giustificati motivi” devono intendersi fatti nuovi sopravvenuti, non assumendo rilievo fatti passati, che avrebbero potuto essere dedotti nel corso del giudizio di divorzio.

Se si richiede, dunque, la modifica di un assegno divorzile in favore dell’ex coniuge o dell’assegno di mantenimento in favore dei figli, occorrerà dimostrare il sopravvenire di un mutamento delle condizioni economiche dei coniugi e il Giudice dovrà verificare se esse abbiano o meno alterato l’equilibrio raggiunto al momento del divorzio e, in caso, adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale.

La Suprema Corte analizza, inoltre, il contenuto dell’art. 337 –septies, comma 1, che riconosce al giudice il potere di disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico ed evidenzia come, tenuto conto, anche, degli artt. 147 c.c. e 315-bis c.c., debba affermarsi, secondo la giurisprudenza di legittimità consolidatasi, che l’obbligo di mantenimento del figlio non cessa automaticamente con la maggiore età ma si protrae qualora questi, senza colpa, ormai maggiorenne sia ancora dipendente dai genitori.

L’obbligo di mantenimento cessa, prosegue il Giudice di legittimità, se il figlio inizia ad espletare un’attività lavorativa, dimostrando il raggiungimento di un’adeguata capacità e l’eventuale perdita dell’occupazione non determina la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento.

Il reperimento di un’occupazione non è, tuttavia, l’unica causa di cessazione dell’obbligo di mantenimento, poiché questo viene meno anche se il figlio maggiorenne non è autosufficiente per propria colpa.

La Corte precisa, infatti, che la cessazione dell’obbligo di mantenimento richiede un accertamento di fatto relativo che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto alla ricerca di un’occupazione e, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta dal raggiungimento della maggiore età da parte del figlio.

La Suprema Corte analizza, infine, l’istituto dell’adozione del maggiorenne e ne evidenzia in primo luogo la nuova funzione che ha assunto nella società, ossia non più, o comunque, non solo strumento di creazione di un vincolo di filiazione artificiale per la trasmissione del proprio patrimonio e del proprio nome ma anche, secondo l’indirizzo interpretativo cui ritiene di aderire, mezzo per attribuire rilevanza giuridica a relazioni affettive radicatesi nel tempo e riconoscere l’esistenza di una famiglia.

Perviene a tale conclusione allo scopo di attribuire rilevanza alla situazione fattuale determinata dall’adozione come circostanza valutabile laddove il genitore dell'adottato, già tenuto al suo mantenimento, chieda procedersi alla revisione del relativo contributo.

A tal riguardo precisa che l’ordinamento giuridico non contempla una norma che preveda l’obbligo di mantenimento da parte dell’adottante del figlio maggiorenne di colui (o colei) che abbia sposato e richiama il contenuto dell’art. 300 c.c., che prevede, piuttosto, il permanere nei confronti dell’adottato dei diritti e dei doveri nei confronti della famiglia d’origine, e, dunque, dell’obbligo di mantenimento in capo al padre (o madre) del figlio adottato.

Tuttavia, osserva la Corte, se l'adottato maggiorenne si trovi stabilmente inserito, di fatto, nel contesto familiare creatosi per effetto del matrimonio contratto da sua madre con l'adottante e questi, benchè non obbligato giuridicamente, comunque provveda continuativamente, e non solo occasionalmente, anche alle sue esigenze e necessità quotidiane, si è in presenza di una circostanza fattuale che, se sopravvenuta rispetto agli accordi già esistenti tra i suoi genitori circa il suo mantenimento, non può essere sottratta all'esame del giudice eventualmente adito da uno di essi con domanda di revisione delle condizioni di quel mantenimento. Ciò perchè è assolutamente intuitivo che, in una ipotesi come quella appena descritta, l'entità di quest'ultimo ben potrebbe essere variata (se significativamente, o meno, spetterà al giudice accertarlo) per effetto dell'apporto economico comunque fornito anche dall'adottante alle necessità ed ai bisogni dell'adottato.

Applicando i richiamati principi al caso concreto sottoposto al suo esame, conclude la Corte, non può escludersi che il padre M. abbia ancora l’obbligo di mantenere le figlie maggiorenni, sia perché la loro adozione da parte del nuovo coniuge della madre non ne ha determinato il venir meno, tenuto conto del citato art. 300 c.c., sia perché, secondo i principi generali in materia di mantenimento dei figli, le figlie non hanno raggiunto l’indipendenza economica né è stata fornita di una loro negligenza quanto alla ricerca di un’occupazione.

Tuttavia, conclude la Corte, non può sottacersi il fatto che l’adozione, con conseguente stabile inserimento delle figlie nella nuova famiglia della madre, e lo spontaneo apporto economico da parte dell’adottante ai bisogni delle stesse, vadano considerate come “circostanze sopravvenute” rispetto alla pronuncia di divorzio, che devono essere oggetto di valutazione qualora sia richiesta una modifica dell’assegno di mantenimento.

La Suprema Corte, dunque, nell’accogliere il ricorso, ha rinviato alla Corte d’Appello di Perugia in diversa composizione per il riesame della controversia alla luce del seguente principio di diritto: “In tema di revisione delle condizioni economiche del divorzio riguardanti l'obbligo di mantenimento di figli maggiorenni, non autosufficienti, degli ex coniugi, la sopravvenuta adozione di quei figli effettuata dal nuovo marito della madre, da cui derivi il loro stabile inserimento nel contesto familiare creatosi per effetto del nuovo matrimonio contratto da quest'ultima, costituisce circostanza fattuale da valutarsi, ai fini della modificazione, o meno, della sola entità di tale mantenimento, dal giudice adito ai sensi della L. n. 878 del 1970, art. 9, ove risulti che l'adottante, benchè privo del corrispondente obbligo giuridico, comunque provveda continuativamente, e non solo occasionalmente, anche alle esigenze e necessità quotidiane degli adottati".

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