Assegnazione casa familiare: provvedimento opponibile al fallimento anche se non trascritto

(Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 377 del 13 gennaio 2021)

Il provvedimento di assegnazione della casa familiare al coniuge o al convivente presso il quale abitano in via prevalente i figli minori o convivono i figli maggiorenni non economicamente autosufficienti senza loro colpa è opponibile, nei limiti del novennio, ove non trascritto, o oltre il novennio, ove trascritto, anche al fallimento sopravvenuto dell’altro coniuge, o convivente, proprietario dell’abitazione.

Il fatto. In sede di separazione consensuale, i coniugi R.P. e S.N.O. concordarono di assegnare la casa coniugale alla moglie S.N.O., prevedendo per il marito R.P. l’obbligo di trasferirne la proprietà a S.N.O. entro due anni dall’omologazione della sentenza. Tale pattuizione non venne trascritta mentre il successivo atto di cessione della proprietà dell’immobile in favore di S.N.O. venne trascritto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari dopo l’annotazione della sentenza di fallimento del marito nel Registro delle Imprese.

Con sentenza del 23 gennaio/6 marzo 2019 la Corte d’Appello di Roma confermava il provvedimento emesso dal Tribunale di Tivoli nei confronti di S.N.O. e R.P., con il quale era stata accertata e dichiarata, tra l’altro, l’inefficacia, ai sensi dell’art. 44 L. Fall., dell’atto con il quale il marito R.P. aveva ceduto alla moglie S.N.O. la proprietà della casa familiare, poiché trascritto successivamente all’annotazione della sentenza di fallimento, con conseguente condanna della moglie alla restituzione dell’immobile in favore del Fallimento.

Nel respingere l’impugnazione, la Corte d’appello rilevava che la moglie, già assegnataria della casa familiare, a seguito del citato atto di cessione si era trasformata in proprietaria dell’abitazione e che la pronuncia di inefficacia della cessione ex art. 44 L.F. non valeva a rendere tale atto nullo, con la conseguenza che non poteva ritenersi rinato il provvedimento di assegnazione per tentare di paralizzare la pretesa del Fallimento invocandone l’opponibilità, entro il novennio poiché non trascritto.

Avverso tale pronuncia S.N.O proponeva ricorso innanzi alla Corte di Cassazione, che, decidendo nel merito, in parziale riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda di restituzione dell’immobile avanzata dal Fallimento.

Nella pronuncia in esame, la Suprema Corte, ripercorsa l’evoluzione legislativa ed interpretativa della giurisprudenza di legittimità riguardo alla normativa di riferimento in tema di assegnazione della casa familiare, coglie l’occasione per ribadire alcuni punti fermi su cui può ritenersi assestata la giurisprudenza prevalente:

  • configura il diritto in capo all’assegnatario della casa familiare alla stregua di un diritto personale di godimento e non di un diritto reale;
  • ribadisce l’opponibilità del previo provvedimento di assegnazione della casa familiare oltre il novennio se trascritto e nei limiti del novennio ove non trascritto, nei confronti del terzo successivamente acquirente dell’immobile;
  • evidenzia la differenza tra opponibilità ed efficacia della pronuncia giudiziale di assegnazione, sottolineando come l’opponibilità duri finché perduri l’efficacia della pronuncia giudiziale;
  • afferma che l’insussistenza del diritto sul bene (di regola perché la prole sia stata ab origine, o sia successivamente divenuta, maggiorenne ed economicamente autosufficiente o versi in colpa per il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica) legittima il terzo acquirente a proporre un’ordinaria azione di accertamento onde ottenere una pronuncia di inefficacia del titolo (il provvedimento di assegnazione) e la condanna dell’occupante al pagamento di un’indennità di occupazione illegittima.

Quanto alla peculiare fattispecie sottoposta alla sua attenzione, la Suprema Corte disattende le conclusioni cui era pervenuta la Corte d’Appello circa le conseguenze della declaratoria di inefficacia dell’atto di cessione ex art. 44 L.F.. Osserva, infatti, il Giudice di legittimità che, una volta dichiarato privo di effetti l’atto di trasferimento dell’immobile, poiché trascritto dopo l’annotazione della pronuncia di fallimento, la precedente assegnazione della casa coniugale (rimasta incontroversa) aveva comunque determinato la nascita in favore della moglie di un diritto personale di godimento, che, sebbene non trascritto, doveva ritenersi opponibile ai terzi, nella specie il Fallimento.

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