Mantenimento figli: responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. per il genitore che cela le proprie reali capacità economiche

Mantenimento figli: responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. per il genitore che cela le proprie reali capacità economiche   

(Cass. Civ., sez. I, ordinanza n. 11475 del 30 aprile 2021)

Nella pronuncia in esame la Suprema Corte precisa che la mala fede o colpa grave, richieste per  la sussistenza della responsabilità processuale aggravata prevista dall’art. 96 c.p.c., ricorrono anche in caso omessa deduzione di circostanze di fatto decisive per la corretta ricostruzione della vicenda. 

Il fatto. Con ricorso del 25.3.2015 AWD ha chiesto la riduzione, a causa del peggioramento della propria situazione economica, dell’assegno di mantenimento per il figlio, avuto dalla relazione con F., e la sua devoluzione diretta al figlio.

Il Giudice di primo grado ha respinto le domande, con condanna del AWD al pagamento in favore di F., oltre alle spese di giudizio, anche di un ulteriore somma a titolo di risarcimento danni per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c..

Avverso il provvedimento del Tribunale AWD ha prposto appello, rigettato dalla Corte d’Appello di Roma, sezione famiglia.

Nei confronti del decreto del Giudice di secondo grado AWD ha proposto ricorso per cassazione, affidandolo a cinque motivi, e il procedimento si è concluso con pronuncia di rigetto.                                                                

In particolare, con il terzo motivo di ricorso AWD lamentava la violazione dell’art. 132 c.p.c. per motivazione apparente con riferimento alla richiesta di revoca della condanna ex art. 96 c.p.c.., sulla quale il giudice di secondo grado così si era espresso: “va altresì confermata la condanna del D...ai sensi dell’art. 96 cod. proc. civ. in considerazione del comportamento processuale del medesimo per avere dissimulato le sue reali capacità economiche”.

Nel dichiarare l’infondatezza della doglianza, la Suprema Corte ha ritenuto la decisione impugnata motivata sul punto, tanto più che la sua lettura va integrata con quanto accertato dalla Corte d’appello riguardo alle condizioni economiche del AWS e alla valutazione della condotta processuale di questi, ostativa all’accertamento della sua condizione reddituale e patrimoniale, ossia: l’omessa produzione richiesta in merito alle due società di cui possedeva quote; l’assenza di chiarezza e di spiegazioni circa i cospicui introiti confluiti fino al 2011 sul proprio conto, per poi ridursi improvvisamente; la mancata dimostrazione di eventi modificativi capaci di determinare un significativo peggioramento delle sue condizioni economiche con la conseguenza che la chiusura dei conti non appariva riconducibile a motivazioni apparenti; la circostanza che il AWD dichiarava redditi esigui anche quando movimentava elevate somme liquide sui suoi conti bancari; il fatto che la persona, rinvenuta dal custode giudiziario nell’immobile pignorato a AWD, aveva dichiarato di essere affittuario proprio di AWD senza contratto di locazione e AWD non aveva dimostrato che il custode giudizio aveva provveduto ad incamerare i proventi della locazione degli immobili.

Il Giudice di legittimità, dunque, ha reputato tale decisione conforme al principio secondo cui “in materia di responsabilità processuale aggravata, condotte sintomatiche dell’elemento soggettivo della mala o della colpa grave non si ravvisano soltanto nella consapevolezza della infondatezza in iure della domanda, ma anche nella omessa deduzione di circostanze fattuali dirimenti ai fini della corretta ricostruzione della vicenda controversa”.

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