Affidamento super-esclusivo al padre e incontri protetti con la madre
Un padre, già condannato in primo grado per maltrattamenti in famiglia, era convinto che quella sentenza lo avesse automaticamente privato della possibilità di partecipare alle decisioni riguardanti le figlie.
L'ex compagna alimentava questa convinzione e ostacolava i rapporti tra il padre e le minori, minacciando di chiedere la revoca della responsabilità genitoriale. L'uomo viveva così in una condizione di paura e impotenza, pur nutrendo forti preoccupazioni per il benessere delle figlie e per la capacità della madre di occuparsene adeguatamente.
La condanna penale non comporta automaticamente la perdita della responsabilità genitoriale
Il primo passo è stato chiarire al padre che una condanna penale, anche per fatti avvenuti in ambito familiare, non determina da sola la decadenza dalla responsabilità genitoriale.
La posizione di ciascun genitore deve essere valutata dal Tribunale sulla base della situazione concreta e, soprattutto, dell'interesse delle minori. Acquisita questa consapevolezza, il padre ha potuto agire per chiedere una regolamentazione dei rapporti familiari che tenesse conto delle effettive condizioni delle figlie.
Gli accertamenti disposti dal Tribunale
Nel giudizio civile sono stati prodotti gli elementi utili a ricostruire la situazione familiare e le capacità genitoriali di entrambi i genitori.
Il Tribunale ha disposto una consulenza tecnica d'ufficio e ha acquisito le relazioni dei servizi sociali. Dagli accertamenti è emerso che il padre era in grado di offrire alle figlie un contesto abitativo stabile, continuità scolastica e adeguati riferimenti affettivi e relazionali.
Sono state invece riscontrate rilevanti criticità nell'esercizio della funzione genitoriale da parte della madre.
La decisione: affidamento super-esclusivo al padre
Sulla base delle conclusioni della CTU e delle valutazioni dei servizi sociali, il Tribunale ha disposto l'affidamento super-esclusivo delle minori al padre, con collocamento stabile presso di lui.
Al padre è stato quindi attribuito il potere di assumere autonomamente tutte le decisioni relative alla crescita, alla salute, all'istruzione e alla vita quotidiana delle figlie.
I rapporti con la madre sono stati mantenuti, ma esclusivamente attraverso incontri in ambiente protetto e con la presenza degli operatori. Le risultanze del giudizio civile sono poi state d'ausilio nel giudizio d'appello penale, dove il padre è stato prosciolto con formula piena.
Cosa insegna questo caso
Una precedente condanna penale, soprattutto se non definitiva, non è sufficiente, da sola, a stabilire quale genitore sia maggiormente idoneo a occuparsi dei figli. Nel procedimento civile, il giudice deve esaminare la situazione concreta, la capacità di ciascun genitore di garantire stabilità e protezione e le conseguenze concrete delle rispettive condotte sui minori.
Quando gli accertamenti svolti dimostrano che un genitore non è in grado di crescere e tutelare i figli mentre l'altro lo è, il Tribunale può disporre l'affidamento esclusivo o super-esclusivo in suo favore, anche prevedendo modalità protette per gli incontri con l'altro genitore.
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