Disconoscimento della maternità: come avviene?

Il disconoscimento della paternità è espressamente previsto dal legislatore, e consiste in un’azione di stato relativa ai figli nati all’interno del matrimonio e volta ad accertare che non sussiste il rapporto di filiazione tra il figlio e il marito della madre, quindi a vincere la presunzione di paternità prevista dall’art. 231 c.c…

 Più complessa la questione relativa al “disconoscimento della maternità”, terminologia in realtà  in uso  nel linguaggio comune  e con la quale si  tendono ad accomunare una serie di atti o azioni giudiziarie che avvengono in momenti e situazioni diverse, aventi come effetto di non dare vita (o di rimuovere) allo stato di figlio.

Si pensi  alla possibilità per la puerpera di partorire in modo anonimo, sia che si tratti di una gravidanza all’infuori del matrimonio, sia che il parto avvenga in costanza di matrimonio.  La donna, infatti,  può chiedere che le proprie generalità non siano indicate e con l’invio agli uffici di stato civile dell’attestazione  con l’indicazione che la madre non vuole essere nominata, nell’atto di nascita risulterà che il neonato è “nato da donna che non consente di essere nominata”.

Nell’ipotesi in cui, invece, la madre abbia riconosciuto un figlio nato al di fuori del matrimonio, la madre stessa o chiunque vi abbia interesse, potrà impugnare, con apposito procedimento innanzi al Tribunale ordinario, il riconoscimento per difetto di veridicità. L’accoglimento dell’impugnazione comporterà la perdita dello status di filiazione e l’estinzione dell’obbligo di mantenere chi era stato riconosciuto come figlio.

In caso di filiazione all’interno del matrimonio,  la madre o chiunque vi abbia interesse, che intendano  contestare lo stato di figlio (ad esempio nelle ipotesi di scambio di neonato  o quando questo è stato falsamente denunciato come nato da madre diversa da quella che lo ha partorito) potrà ricorrere all’azione di contestazione dello stato di figlio, il cui accoglimento comporterà il venir meno dello stato che il figlio possedeva in base all’atto di nascita o al possesso di stato di figlio e con il rapporto di maternità cesserà anche quello di paternità che, nel matrimonio, ha il suo presupposto nella presunzione di paternità prevista dall’art. 231 c.c.  (“il marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio”).

Si capisce come il quadro sia oltremodo complesso e come sia fondamentale essere affiancati da un avvocato esperto in queste tematiche che sappia combinare il sapere giuridico con il lato umano che inevitabilmente gioca un ruolo importante quando si è coinvolti in questioni quali quelle qui esposte.

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