Il mantenimento dell’ex moglie dopo il divorzio: fino a quando?

Ogni anno in Italia e nel mondo divorziano milioni di persone: questo, secondo uno studio inglese, anche a causa - e forse soprattutto - del web, che ha fatto sì che tramite social, chat e similari gli individui creassero sempre maggiori occasioni di tradimento e di conoscenze extraconiugali - dapprima virtuali e poi reali - che in condizioni di vita normale non sarebbero probabilmente mai accadute.

Separazioni e divorzi oggi sono richiesti in primis dalle donne: ma quali sono al giorno d’oggi i parametri di riferimento per mantenimento del coniuge e il mantenimento dei figli in caso di divorzio?

Il mantenimento dell’ex moglie oggi non è sempre obbligatorio mentre per i figli è garantito lo stesso tenore di vita

Il mutato orientamento della giurisprudenza in materia ha implicato che oggi per la donna divorziata non c’è più un assegno divorzile che le permetta di avere necessariamente lo stesso tenore di vita che aveva al momento in cui il vincolo matrimoniale non era ancora stato spezzato come accadeva in passato. Se la donna è autosufficiente infatti, non avrà più diritto obbligatoriamente ad un assegno di mantenimento dopo il divorzio; lo avranno però i figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non autosufficienti economicamente senza colpa.

Al loro mantenimento provvederanno, in caso di reddito e di autosufficienza anche della ex moglie, entrambi gli ex coniugi in proporzione al loro reddito, affinché i figli mantengano lo stesso tenore di vita precedente alla separazione e al divorzio.

Come si calcola l’assegno divorzile e fino a quando bisognerà mantenere l’ex moglie?

Nella Sentenza del 2018 si è affermato con chiarezza che l’assegno di mantenimento dell’ex moglie dopo il divorzio ha una finalità assistenziale, perequativa e, da non dimenticare, anche compensativa. Per stabilire se sia dovuto e in che misura non si terrà più conto in via esclusiva del tenore di vita avuto durante il matrimonio né la mera autosufficienza è requisito di per sé idoneo ad escluderlo. Questo vuol dire che per proteggere maggiormente l’ex coniuge si terrà conto anche del contributo dello stesso alla conduzione di vita familiare e, ad esempio, ai sacrifici fatti per il nucleo familiare, come la rinuncia a un lavoro per occuparsi dei figli e/o del marito.

Niente di certo però sulla durata: la legge infatti non stabilisce nessun termine dopo la quale non si dovrà più pagare l’assegno divorzile: bisognerà fare dunque istanza al Tribunale dando una dettagliata motivazione della richiesta, ad esempio il mutamento in negativo della situazione lavorativa di chi deve pagare l’assegno.

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