Maternità surrogata: nessun rapporto di filiazione sussiste tra il minore nato all’estero e il genitore d’intenzione (Cass. Civ., SS. UU., sentenza n. 12193 del 7 marzo 2019)

Il fatto. Lo e Ri, entrambi di sesso maschile, contraggono matrimonio in Canada ed ivi ricorrono alla maternità surrogata. In particolare, la gravidanza è sostenuta da una donna, con gli ovociti donati da altra donna e i gameti di uno dei coniugi. Il 23 aprile 2010 nascono due gemelli. Il Giudice canadese riconosce genitore il donatore dei gameti (genitore biologico) e tale provvedimento è regolarmente trascritto in Italia. La trascrizione in Italia è, invece, negata, al successivo provvedimento del Giudice canadese, che accerta la cogenitorialità nei confronti dell’altro coniuge privo di alcun collegamento biologico con i minori (genitore intenzionale).

La coppia propone ricorso innanzi alla Corte d’appello di Trento ex art. 67 l. n. 218/2015 per sentir riconoscere l’efficacia in Italia di tale provvedimento e ordinare la trascrizione della statuizione negli atti di nascita dei minori da parte dell’ufficiale di stato civile di Trento.

La domanda è accolta dalla Corte distrettuale, la quale, rilevato che l’unico requisito in contestazione ai fini del riconoscimento dell’efficacia del provvedimento straniero è la sua compatibilità con l’ordine pubblico internazionale, osserva che:

  1. a tal fine, è necessario verificare se l’atto straniero contrasti con i diritti fondamentali dell’uomo, desumibili dalla Carta Costituzionale, dai Trattati fondativi e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché dalla Cedu, vincolanti per il legislatore ordinario, per cui è escluso il contrasto con l’ordine pubblico se la norma straniera contrasta con norme del diritto nazionale con cui il legislatore abbia esercitato la propria discrezionalità;
  2. nella specie, sussiste l’esigenza di tutelare il superiore interesse del minore, individuabile nel diritto alla conservazione dello status di figlio, a salvaguardia della sua identità familiare e dei legami familiari acquisiti;
  3. alcun rilievo può riconoscersi, in contrario, al divieto di maternità surrogata previsto dalla legge n. 40 del 2004, in quanto costituisce espressione non di principi fondamentali costituzionalmente obbligati ovvero vincolanti per lo stesso legislatore, come specificati sub 1), bensì del margine di apprezzamento discrezionale che il legislatore ha nel regolamentare una materia su cui non v’è consenso a livello Europeo.  

Avverso la pronuncia della Corte d’Appello propongono ricorso per cassazione il Pubblico Ministero, il Ministero dell’interno ed il Sindaco di Trento. Tenuto conto della complessità e particolare rilevanza delle questioni da trattare, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione rimette la causa alle Sezioni Unite.

In questa pronuncia le Sezioni Unite della Suprema Corte affrontano la delicata e dibattuta questione dell’ammissibilità di un rapporto di filiazione con il genitore “intenzionale” ovvero privo di collegamento biologico, con riferimento all’ipotesi di procreazione mediante maternità surrogata su richiesta di una coppia omosessuale, con gameti forniti da uno di essi e la cooperazione di due donne, di cui una donatrice degli ovociti, l’altra gestante.

Il giudice di legittimità, dopo aver deciso positivamente la questione dell’ammissibilità del ricorso presentato dal Ministero dell’interno e dal Sindaco di Trento ed aver, invece, escluso la legittimazione ad impugnare, da parte del Pubblico Ministero, dunque, l’ammissibilità del ricorso da questo proposto, si sofferma sulla questione della compatibilità del provvedimento del Giudice canadese con l’ordine pubblico.

La decisione è, innanzitutto, l’occasione per le Sezioni Unite per definire il concetto di ordine pubblico internazionale. La Corte evidenzia al riguardo che ai fini dell’accertamento della compatibilità di un istituto con l’ordine pubblico non è possibile prescindere dalla normativa ordinaria. L’ordine pubblico è un concetto mutevole e relativo, soggetto a modificazioni dovute all’evoluzione dei rapporti politici, economici e sociali e influenzabile dalla disciplina ordinaria dei suoi istituti e dalla sua interpretazione. 

La compatibilità con esso va accertata non solo, quindi, tenendo conto dei principi fondamentali estrapolabili dai “solenni enunciati della Costituzione e delle Convenzioni e Dichiarazioni internazionali” ma considerando anche il modo in cui detti principi sono recepiti dal legislatore ordinario e l’interpretazione data agli istituti disciplinati con legge ordinaria dalla giurisprudenza costituzionale e ordinaria in un determinato momento storico.

Fatta questa premessa, la Corte riconduce la fattispecie sottoposta al suo esame all’art. 12, comma sesto, legge n. 40 del 2004, che punisce con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro chiunque in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità. La previsione di una sanzione penale, posta di regola a presidio di valori fondamentali, osserva poi la Suprema Corte, consente di riconoscere a detta norma una funzione essenziale di tutela di interessi costituzionalmente rilevanti e, dunque, di qualificare il divieto di maternità surrogata come principio di ordine pubblico.

In particolare, con l’art. 12, comma sesto, legge n. 40/2004, il legislatore avrebbe operato un bilanciamento di interessi, ritenendo prevalenti, su quello del minore, valori fondamentali quali la tutela della dignità della donna e l’istituto dell’adozione. La natura di principio di ordine pubblico della normativa sopra richiamata, dunque, esclude la riconoscibilità del provvedimento straniero di accertamento della cogenitorialità del genitore intenzionale in quanto in contrasto con l’ordine pubblico.

L’interesse al rispetto della vita familiare del minore, conclude la Corte, non può ritenersi leso essendo possibile dar comunque rilievo al rapporto genitoriale con il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l’adozione in casi particolari, di cui all’art. 44, comma primo, lett. d), della legge n. 184 del 1983.

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